Raffaello Sanzio, "La scuola di Atene". Tema: la facoltà dell'anima di conoscere il vero.
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giovedì 10 giugno 2010

LO STRUSCIO

L'ennesima legge vergogna di questo governo, un' Italia alla deriva democratica. Il processo di trasformazione in un regime del televoto si è completato? Leggiamo cosa ne pensa Umberto Eco in questo illuminante articolo.

NOI CONTRO LA LEGGE
di Umberto Eco

Le norme sulle intercettazioni. Il controllo dei tg della tv pubblica. E prima il lodo Alfano, i tagli alla scuola... Berlusconi trasforma le istituzioni un passo dopo l'altro, con lentezza. Perché i cittadini assorbano i cambiamenti come naturali. Così al colpo di Stato si è sostituito lo struscio di Stato




È nota la definizione della democrazia come sistema pieno di difetti ma di cui non si è ancora trovato nulla di meglio. Da questa ragionevole assunzione discende, per la maggior parte della gente, la convinzione errata che la democrazia (il migliore o il meno peggio dei sistemi di governo) sia quello per cui la maggioranza ha sempre ragione. Nulla di più falso. La democrazia è il sistema per cui, visto che è difficile definire in termini qualitativi chi abbia più ragione degli altri, si ricorre a un sistema bassamente quantitativo, ma oggettivamente controllabile: in democrazia governa chi prende più consensi. E se qualcuno ritiene che la maggioranza abbia torto, peggio per lui: se ha accettato i principi democratici deve accettare che governi una maggioranza che si sbaglia.

Una delle funzioni delle opposizioni è quella di dimostrare alla maggioranza che si era sbagliata. E se non ce la fa? Allora abbiamo, oltre a una cattiva maggioranza, anche una cattiva opposizione. Quante volte la maggioranza può sbagliarsi? Per millenni la maggioranza degli uomini ha creduto che il sole girasse intorno alla terra (e, considerando le vaste aree poco alfabetizzate del mondo, e il fatto che sondaggi fatti nei paesi più avanzati hanno dimostrato che moltissimi occidentali ancora credono che il sole giri) ecco un bel caso in cui la maggioranza non solo si è sbagliata ma si sbaglia ancora. Le maggioranze si sono sbagliate a ritenere Beethoven inascoltabile o Picasso inguardabile, la maggioranza a Gerusalemme si è sbagliata a preferire Barabba a Gesù, la maggioranza degli americani sbaglia a credere che due uova con pancetta tutte le mattine e una bella bistecca a pasto siano garanzie di buona salute, la maggioranza si sbagliava a preferire gli orsi a Terenzio e (forse) si sbaglia ancora a preferire "La pupa e il secchione" a Sofocle. Per secoli la maggioranza della gente ha ritenuto che esistessero le streghe e che fosse giusto bruciarle, nel Seicento la maggioranza dei milanesi credeva che la peste fosse provocata dagli untori, l'enorme maggioranza degli occidentali, compreso Voltaire, riteneva legittima e naturale la schiavitù, la maggioranza degli europei credeva che fosse nobile e sacrosanto colonizzare l'Africa.


In politica Hitler non è andato al potere per un colpo di Stato ma è stato eletto dalla maggioranza, Mussolini ha instaurato la dittatura dopo l'assassinio di Matteotti ma prima godeva di una maggioranza parlamentare, anche se disprezzava quell'aula «sorda e grigia». Sarebbe ingiusto giocare di paradossi e dire dunque che la maggioranza è quella che sbaglia sempre, ma è certo che non sempre ha ragione. In politica l'appello alla volontà popolare ha soltanto valore legale ("Ho diritto a governare perché ho ricevuto più voti") ma non permette che da questo dato quantitativo si traggano conseguenze teoriche ed etiche ("Ho la maggioranza dei consensi e dunque sono il migliore").

In certe aree della Sicilia e della Campania i mafiosi e i camorristi hanno la maggioranza dei consensi ma sarebbe difficile concluderne che siano pertanto i migliori rappresentati di quelle nobilissime popolazioni. Recentemente leggevo un giornalista governativo (ma non era il solo ad usare quell'argomento) che, nell'ironizzare sul caso Santoro (bersaglio ormai felicemente bipartisan), diceva che costui aveva la curiosa persuasione che la maggioranza degli italiani si fosse piegata di buon grado a essere sodomizzata da Berlusconi. Ora non credo che Berlusconi abbia mai sodomizzato qualcuno, ma è certo che una consistente quantità di italiani consente con lui senza accorgersi che il loro beniamino sta lentamente erodendo le loro libertà. Erodere le libertà di un paese significa di solito mettere in atto un colpo di Stato e instaurare violentemente una dittatura. Se questo avviene, gli elettori se ne accorgono e, se pure non hanno la forza di zione di colpo di Stato che è con lui cambiata. Al colpo di Stato si è sostituito lo struscio di Stato. All'idea di una trasformazione delle strutture dello Stato attraverso l'azione violenta il genio di Berlusconi è stato ed è quello di attuarle con estrema lentezza, passettino per passettino, in modo estremamente lubrificato.

Pensate alla inutile violenza con cui il fascismo, per fare tacere la voce scomoda di Matteotti, ha dovuto farlo ammazzare. Cose da medioevo. Non sarebbe bastato pagargli una buona uscita megagalattica (e tra l'altro non con i soldi del governo ma con quelli dei cittadini che pagano il canone)? Mussolini era davvero uomo rozzissimo. Quando una trasformazione delle istituzioni del Paese avviene passo per passo, e cioè per dosi omeopatiche, è difficile dire che ciascuna, presa di per sé, prefiguri una dittatura - e infatti quando qualche cassandra lo fa viene sbertucciata. Il fatto è che per un nuovo populismo mediatico la stessa dittatura è un sistema antiquato che non serve a nulla. Si possono modificare le strutture dello Stato a proprio piacere e secondo il proprio interesse senza instaurare alcuna dittatura.

Si può dire che il lodo Alfano prefiguri una tirannia? Sciocchezze. E calmierare le intercettazioni attenta davvero alla libertà d'informazione? Ma suvvia, se qualcuno ha delitto lo sapranno tutti a giudizio avvenuto, e l'evitare di parlare in anticipo di delitti solo presunti rispetta se mai la privatezza di ciascuno di noi. Vi piacerebbe che andasse sui giornali la vostra conversazione con l'amante, così che lo venisse a sapere la vostra signora? No, certo. E se il prezzo da pagare è che non venga intercettata la conversazione di un potente corrotto o di un mafioso in servizio permanente effettivo, ebbene, la nostra privatezza avrà bene un prezzo. Vi pare nazifascismo ridurre i fondi per la scuola pubblica? Ma dobbiamo risparmiare tutti, e bisogna pur dare l'esempio a cominciare dalle spese collettive. E se questo consegna il paese alle scuole private? Non sarà la fine del mondo, ce ne sono delle buonissime. È stalinismo rendere inguardabili i telegiornali delle reti pubbliche? No, se mai le vecchie dittature facevano di tutto per rendere la radio affettuosissima. Ma se questo va a favore delle reti private? Beh, vi risulta che Stalin abbia mai favorito le televisioni private?

Ecco, la funzione dei colpi di Stato striscianti è che le modificazioni costituzionali non vengono quasi percepite, o sono avvertite come irrilevanti. E quando la loro somma avrà prodotto non la seconda ma la terza Repubblica, sarà troppo tardi. Non perché non si potrebbe tornare indietro, ma perché la maggioranza avrà assorbito i cambiamenti come naturali e si sarà, per così dire, mitridatizzata. Un nuovo Malaparte potrebbe scrivere un trattato superbo su questa nuova tecnica dello struscio di Stato. Anche perché di fronte a essa ogni protesta e ogni denuncia perde valore provocatorio e sembra che chi si lamenta dia corpo alle ombre.

Pessimismo globale, dunque? No, fiducia nell'azione benigna del tempo e della sua erosione continua. Una trasformazione delle istituzioni che procede a piccoli passi può non avere tempo per compiersi del tutto, a metà strada possono avvenire smandrappamenti, stanchezze, cadute di tensione, incidenti di percorso. È un poco come la barzelletta sulla differenza tra inferno tedesco e inferno italiano. In entrambi bagno nella benzina bollente al mattino, sedia elettrica a mezzogiorno, squartamento a sera. Salvo che nell'inferno italiano un giorno la benzina non arriva, un altro la centrale elettrica è in sciopero, un altro ancora il boia si è dato malato… Tagliare la testa al re o occupare il Palazzo d'Inverno è cosa che si fa in cinque minuti. Avvelenare qualcuno con piccole dosi d'arsenico nella minestra prende molto tempo, e nel frattempo chissà, vedrà chi vivrà. Per il momento, resistere, resistere, resistere.

F. F.

mercoledì 5 maggio 2010

Scajola a casa: e Berlusconi? La sentenza Mills è la risposta.

Facciamo un attimo il punto della situazione dopo le dimissioni del Ministro Scajola.
Vediamo per prima cosa come si è comportato il Ministro.
Alle numerose notizie che apparivano sui giornali nelle varie giornate in cui è stato protagonista, ha risposto indignato gridando allo scandalo, al killeraggio mediatico. Ha proseguito per molto tempo con questo schema, ribadendo anche che non avrebbe concesso ai diffamatori la soddisfazione delle sue dimissioni.
Eccole invece arrivare due giorni dopo. Con che motivazioni? Che così si può dedicare in tutto e per tutto alla propria difesa. Ecco il primo errore. Se si deve dedicare anima e corpo a chiarire la propria situazione, non dovrebbe lasciare anche la carica di Deputato, nonchè membro della X Commissione per le attività produttive? O per l'incarico di parlamentare non serve presenziare in aula? Questa grande incoerenza, questo bistrattamento del ruolo di Parlamentare rispetto a quello di Ministro non è stato evidenziato da nessuno, eppure i Parlamentari sono stati eletti per rappresentarci e per lavorare per noi, non per intascare i nostri soldi e avere così tempo di risolvere le proprie beghe.
Il secondo errore consiste nel clamoroso difetto di comunicazione del Ministro, che con il suo isolazionismo non ha fatto altro che fomentare le critiche nei suoi confronti. Non solo non dava spiegazioni valide ai giornalisti, ma non ha voluto nemmeno giustificarsi in Parlamento, di fronte all'organo che gli dà la fiducia, in quanto rappresentativo della Nazione. Non si può negare però, che, almeno nel mantenere questo difetto di comunicazione, il Ministro sia stato coerente: al momento delle dimissioni infatti, di fronte a una sala stampa gremita, ha dato l'annuncio, motivato come ho detto prima, e se ne è andato, sovrastato dalle domande. Sapeva già quale fosse la sede più opportuna per chiarire: Porta a Porta, con un tete-a-tete solitario con l'affabile Vespa.
Non entro nel merito della vicenda su soldi, assegni, notai, favori o quant'altro, dico solo che affermare che qualcuno ha pagato il valore restante della casa da me comprata, valore maggiore di quanto pensassi, senza che io lo sapessi, in un mondo in cui nessuno dà niente per niente, risulta davvero ridicolo. E anche dire che forse c'è qualcuno che fà favori, senza dire niente, per rendersi creditore e quindi riscuotitore di favori in un successivo momento di bisogno, risulta altrettanto ridicolo, soprattutto dopo sei anni dal fatto.

Ma vediamo come è stato affrontato il caso Scajola dai vari punti di vista. In maniera convenzionale dal centro-sinistra: il Pd ha chiesto che chiarisse in Parlamento, l'IdV ha proposto una mozione di sfiducia, i vari giornali hanno criticato e le persone di sinistra in generale hanno pensato: ecco l'ennesimo caso.
La cosa sbalorditiva è stata la reazione del centro-destra: la Lega non si è praticamente pronunciata (anche se sperava nelle dimissioni per poter conquistare un altro Ministero), il PdL è stato molto cauto, delle voci hanno riferito il sostegno di Berlusconi, che comunque non si è esposto in prima persona. E già qui qualcosa non quadra, si è già usciti dagli schemi, e non poco; ma assolutamente sorprendente è stato l'atteggiamento dei giornali filo-berlusconiani, Libero e ilGiornale, che hanno attaccato il Ministro Scajola più duramente degli altri, e i commenti dei sostenitori del PdL, riscontrabili nello spazio azzurro del sito del PdL. Sono commenti duri, che a volte accostano Scajola a Fini, come ostacoli al governo del Paese, che chiedono elezioni anticipate, che criticano aspramente l'atteggiamento furbesco e finto ingenuo del Ministro. Ma da dove arriva questo astio verso Scajola? Dov'è finito il garantismo, cavallo di battaglia di qualsiasi Berluscones?
L'unica risposta plausibile è la seguente: in qualche modo, ogni tanto, deve uscire fuori la pretesa di un po' di pudore, di rispetto per le istituzioni, che va' al di là di una sentenza di condanna. Pretesa che, in fondo, tutti hanno, ma che molti esprimono solo quando ricevono dei segnali, lanciati appositamente da chi di dovere per consentire uno sfogo a questo sentimento represso, ma soprattutto per dimostrare che quando è il caso, anche gli uomini di centro destra sanno mettersi da parte, mettendo così a tacere qualsiasi pretesa di moralismo, passato e futuro, da parte della sinistra. Il caso in questione era ottimale. Ma perchè le parole dell'on. Nania, senatore del PdL, il senso di responsabilità e la chiarezza dell'ex Ministro Scajola,non giovano soltanto a sè stesso, ma alla politica e a tutto il sistema, perchè il senso delle istituzioni e il senso di responsabilità dimostrato, rappresentano la prova che in questo Paese forse qualcosa può cambiare, o l'affermazione dello stesso Scajola: poichè considero la politica un'arte nobile, con la P maiuscola, per esercitarla bisogna avere le carte in regola e non avere sospetti, sono applicabili a una persona nemmeno indagata, e non lo sono per il Presidente del Consiglio Berlusconi? Ormai nel dibattito politico l'anomalia Berlusconi è data per scontata e normale? Significa che ormai è acclarata la persecuzione giudiziaria nei suoi confronti?

La risposta non può che essere affermativa, altrimenti non si spiegherebbe come la motivazione della sentenza del 25/2 della Cassazione sul caso Mills, uscita lo scorso 21/4, non sia stata nemmeno oggetto di discussione. Per Scajola bastano gli articoli di giornale e le dichiarazioni di alcune persone, mentre per Berlusconi non è sufficiente nemmeno una sentenza di Cassazione, che non lo condanna, perchè il suo processo è ancora in primo grado grazie al Lodo Alfano, ma che accerta il reato di corruzione, dove Berlusconi è il corruttore e Mills il corrotto? Dove peraltro Mills non è stato condannato perchè il reato è prescritto da dicembre (per soli 2mesi).

Sarebbe allora utile vedere alcuni passaggi di questa sentenza.
"Il fulcro della reticenza di David Mills, in ciascuna delle sue deposizioni, si incentra, in definitiva, nel fatto che egli aveva ricondotto solo genericamente a Fininvest, e non nella persona di Silvio Berlusconi, la proprietà della società offshore, in tal modo favorendolo in quanto imputato in quei procedimenti, posto che si era reso necessario distanziare la persona di Silvio Berlusconi da tali società, al fine di eludere il fisco e la disciplina anticoncentrazione, consentendo anche, in tal modo, il mantenimento della proprietà di ingenti profitti illecitamente conseguiti all'estero e la destinazione di una parte degli stessi a Marina e PierSivlio Berlusconi." Si vede quindi come sia accertato che Mills abbia impedito la condanna di Berlusconi in due processi, All Iberian e Guardia di Finanza, non riconduncendo, pur sapendolo, la proprietà di alcune società direttamente a Berlusconi, ma vagamente a Fininvest.

Ecco infatti quanto dichiarato nel 2002 da Mills interrogato dal PM: "...io sono stato sentito più volte in indagini e processi che riguardavano Silvio Berlusconi e il gruppo Fininvest, e pur non avendo mai detto il falso, ho tentato di proteggerlo nella massima misura possibile e di mantenere laddove possibile una certa riservatezza sulle operazioni che ho compiuto per lui. E' in questo quadro che nell'autunno del 1999, Carlo Bernasconi mi disse che Silvio Berlusconi a titolo di riconoscenza per il modo in cui ero riuscito a proteggerlo nel corso delle indagini giudiziarie e dei processi, aveva deciso di destinare a mio favore una somma di denaro." Vediamo infatti come rispose Mills nel procedimento All Iberian a speifiche domande sulla proprietà delle società offshore: "Non spetta a me dire chi è il proprietario e chi no". "..per rispondere alla sua prima domanda sulla proprietà, cioè vorrei chiarire un po' la questione. La proprietà è rimasta un po' vaga, come dicevo prima, perchè nessuno ha detto: io sono il proprietario di queste società...il cliente era il gruppo Fininvest."

Vediamo anche la parte finale della sentenza, in cui è stabilita definitivamente la data di consumazione del reato, che però è prescritto per la riforma del 2005: "L'11 novembre 1999 Mills compì dunque il primo atto di utilizzazione della somma posta a sua disposizione da Bernasconi, esteriorizzando inequivocabilmente l'intenzione di farla propria. Infatti quando un pubblico ufficiale riceve il donativo correlato ad un atto del proprio ufficio, il delitto di corruzione, secondo condivisibile ed autorevole dottrina, si manifesta nel momento in cui egli manifesta esteriormente in qualche modo l'intenzione di trattenerla......il delitto per il quale si procede, punito con pena edittale massima di anni otto, è estinto per prescrizione, ai sensi dei vigenti artt. 157, comma 1, e 161, comma 2, cod. pen., come sostituiti dalla legge 5.12.2005 n.251 (anteriormente a tale legge, invece, la prescrizione massima era fissata in 15 e non in 10 anni.) La sentenza impugnata, in conclusione, deve essere annullata senza rinvio, perchè il reato è estinto per prescrizione, maturata il 23 dicembre 2009." Per uscire dalla confusione che si può fare a volte tra reato prescritto e assoluzione, ecco la conferma della condanna al risarcimento civile di 250mila euro. "La corte di merito ha legittimamente ritenuto che il Mills, con il suo comportamento configurante reato ha cagionato alla pubblica Amministrazione un danno di natura non Patrimoniale...Tale danno deriva dalla lesione degli interessi di imparzialità e di buon andamento dell'amministrazione della giustizia."

Ma allora dove sono il rispetto per le istituzioni e il senso di responsabilità tanto conclamato ultimamente? Dov'è la politica con la P maiuscola priva di sospetti? Berlusconi non è stato condannato, ma c'è una sentenza della Suprema Corte di Cassazione, a Sezioni Unite, che nel processo al corrotto Mills, dice che il corruttore è Berlusconi. Ovvio che c'è la presunzione di non colpevolezza e che in contraddittorio con Berlusconi non è stato accertato niente, essendo il suo processo ancora in primo grado (vedi Lodo Alfano), ma, detto questo, non viene nemmeno un po' il sospetto che non sia proprio innocente? O forse perfino la nostra Suprema Corte è talebana? Non credo, anche perchè se lo fosse stata, avrebbe interpretato le norme in altra maniera, spostando in avanti di due mesi il momento di consumazione del reato da parte di Mills, portandolo al momento di disponibilità liquida del denaro, rendendo così il reato non prescritto e avrebbe quindi potuto condannare Mills. Ma così non ha fatto, perchè, ricordiamolo, i giudici non fanno altro che applicare le norme, le regole, le nostre leggi, e lo fanno con passione, perchè credono che una società, per funzionare, debba essere basata sul rispetto delle regole. E aggiungo, senza voler essere tacciato di moralismo, che sarebbe bene che ci fosse un po' più di rispetto anche per i propri incarichi, perchè rispettare ed onorare la propria carica, significa onorare e premiare tutti coloro che sono rappresentati dall'istituzione di cui si fà parte, significa ricordare che l'istituzione non corrisponde alla persona, che non fà altro che guidarla temporaneamente, ma per farlo ci vuole umiltà. Art. 54 cost. "I cittadini cui sono affidate cariche pubbliche hanno il dovere di adempierle con disciplina ed onore".

Jacopo De Angelis

martedì 4 maggio 2010

ITALIANISTAN: IL PAESE DELLE LIBERTA' PARZIALI

Freedom House è un istituto di ricerca, situato a Washington D.C. che ha come obiettivo la promozione della democrazia liberale nel mondo. Ogni anno questa associazione non governativa compila dei rapporti sulla libertà di stampa, con lo scopo di misurare il livello di libertà di stampa ed indipendenza editoriale raggiunto in ogni nazione del mondo. I gradi di libertà vengono inseriti in una scala da 1 (per i paesi più liberi) a 100 (per quelli meno liberi). In funzione dei risultati, le nazioni vengono quindi classificate in "Libere" (colore verde nella foto), "Semi-libere" (colore giallo), o "Non libere" (in rosso). Per vedere come è messa la nostra amata penisola (anche rispetto all'anno scorso) pubblico il seguente articolo apparso sul sito nuovaresistenza.org

L’Italia è un paese la cui stampa è parzialmente libera, come il Sudafrica, le Filippine, il Congo, la Thailandia e il Nepal, classificandosi al 72° posto nel mondo, sorpassati da Tonga (che l'anno scorso condivideva con noi il 73° posto) ma al pari di Hong Kong, Benin e India. (clicca qui per vedere la classifica). Lo dice il rapporto di Freedom House, organizzazione indipendente Usa fondata nel 1941 per garantire nel mondo le libertà, diffuso ieri in occasione della giornata mondiale della libertà di stampa. “La libertà d’espressione è fondamentale per tutte le altre libertà. L’ordinamento legislativo, le elezioni libere, i diritti delle minoranze, la libertà d’associazione, e un governo responsabile dipendono da una libertà di stampa che può mettere in pratica la sua funzione di controllo e vigilanza”, ha detto Jennifer Windsor, direttore esecutivo di Freedom House.
I paesi con una maggiore libertà di stampa sono, secondo il rapporto 2010, la Finlandia, l’Islanda, la Norvegia e la Svezia mentre gli Stati Uniti si classificano 24esimi e la Gran Bretagna 26esima. Come lo scorso anno, tra i paesi dell’Europa occidentale l’Italia è penultima e sola, con la Turchia, ad avere una stampa semi-libera nonostante la libertà di stampa sia tutelata nel nostro Paese dall’articolo 21 della Costituzione. Fino al 2003 la stampa italiana era considerata libera ma, a partire dal 2004, Freedom House ha relegato l’Italia nel gruppo dei paesi di fascia B. “Il ritorno al potere di Berlusconi nell’aprile 2008 gli ha permesso nuovamente di poter controllare fino al 90% delle emittenti televisive nazionali, mediante gli sbocchi alle (televisioni) pubbliche e le sue partecipazioni ai media privati”, dice l’edizione del 2009 commentando la realtà italiana e ricordando come “il primo ministro sia il principale azionista di Mediaset, del principale editore nazionale Mondadori e della più grande concessionaria di pubblicità Publitalia”. Secondo l’organizzazione di vigilanza Usa, la libertà di stampa è diminuita globalmente per l’ottavo anno consecutivo, con un calo regionale nell’Africa sub-sahariana, nell’America latina e nel Medio Oriente mentre l’unica area geografica a migliorare è l’Asia del sud. Inoltre, secondo il rapporto 2010, “Cina, Russia e Venezuela hanno sistematicamente violato la libertà di Internet e dei nuovi mezzi di comunicazione”. I paesi agli ultimi posti di questa classifica sono Libia, Birmania, Turkmenistan e Corea del Nord (196esima), paesi in cui la stampa è non-libera. Nel mondo, soltanto una persona su sei vive in un paese con una stampa considerata libera da Freedom House. “I giornalisti sono sempre più vittime di aggressioni e di omicidi, una tendenza sostenuta dall’impunità dei passati crimini”, dice il rapporto di Freedom House. Il 10 aprile scorso l’ultima vittima Reuters in Thailandia, Hiro Muramoto. Nei primi mesi del 2010, sono morti 24 giornalisti di cui 10 sicuramente esercitando la propria professione — 2 in Pakistan, 2 in Nigeria, 1 in Afghanistan, 1 in Angola, 1 in Messico, 1 in Yemen, 1 in Thailandia e 1 in Camerun — mentre 14 in contesti ancora non chiariti ma comunque oggetto d’indagine. Nel 2009 hanno invece perso la vita 96 giornalisti, 71 dei quali uccisi nel tentativo di svolgere il proprio mestiere. Ulteriori dettagli sono consultabili all’indirizzo cpj.org/killed/.
La giornata mondiale della libertà di stampa, celebrata ogni 3 maggio, è stata istituita nel 1993 dalle Nazioni Unite per promuovere una stampa libera e per ricordare i giornalisti che hanno perso la vita per e nel proprio lavoro.

Di seguito pubblico una simpatica lettera che forse potrà aiutarci a comprendere come mai ci troviamo tra i paesi semi-liberi:

- Salve, sono un cittadino dell'Italianistan !
- Vivo a Milano DUE in un palazzo costruito dal Presidente del Consiglio.
- Lavoro a Milano in una azienda di cui è mero azionista il Presidente del Consiglio
- Anche l'assicurazione dell'auto con cui mi reco a lavoro è del Presidente del Consiglio, come del Presidente del Consiglio è l'assicurazione che gestisce la mia previdenza integrativa.
- Mi fermo tutte le mattine a comprare il giornale, di cui è proprietario il Presidente del Consiglio
- Quando devo andare in banca, vado in quella del Presidente del Consiglio.
- Al pomeriggio, esco dal lavoro e vado a far spesa in un ipermercato del Presidente del Consiglio, dove compro prodotti realizzati da aziende partecipate dal Presidente del Consiglio.
- Alla sera, se decido di andare al cinema, vado in una sala del circuito di proprietà del Presidente del Consiglio e guardo un film prodotto e distribuito da una società del Presidente del Consiglio (questi film godono anche di finanziamenti pubblici elargiti dal governo presieduto dal Presidente del Consiglio).
- Se invece la sera rimango a casa, spesso guardo la TV del Presidente del Consiglio, con decoder prodotto da società del Presidente del Consiglio, dove i film realizzati da società del Presidente del Consiglio sono continuamente interrotti da spot realizzati dall'agenzia pubblicitaria del Presidente del Consiglio.
- Soprattutto guardo i risultati delle partite, perché faccio il tifo per la squadra di cui il Presidente del Consiglio è proprietario.
- Quando non guardo la TV del Presidente del Consiglio, guardo la RAI, i cui dirigenti sono stati nominati dai parlamentari che il Presidente del Consiglio ha fatto eleggere. Allora mi stufo e vado a navigare un po’ in internet, con provider del Presidente del Consiglio.
- Se però non ho proprio voglia di TV o di navigare in internet, leggo un libro, la cui casa editrice è di proprietà del Presidente del Consiglio.
- Naturalmente, come in tutti i paesi democratici e liberali, anche in Italianistan è il Presidente del Consiglio che predispone le leggi che vengono approvate da un Parlamento dove molti dei deputati della maggioranza sono dipendenti ed avvocati del Presidente del Consiglio, che governa nel mio esclusivo interesse!!!!!!!!!!!!!
- Per fortuna!



P.S. Se ancora vi state chiedendo come mai nessuno ha dato questa notizia al telegiornale la risposta mi sembra abbastanza evidente: se l'avessero data saremmo un paese libero.

Fabrizio Fusco

lunedì 19 aprile 2010

Mavalà!!

Tutto si può accettare. Si possono avere idee diverse, il cui interscambio contribuisce all'evoluzione della società. Ma c'è una cosa che credo proprio non possa fare altro che inferocire gli animi (oppure, per i più sconfortati, far cadere le braccia): la faccia tosta. Faccia tosta dovuta a tracotanza. Persino gli antichi eroi, invincibili e ingiudicabili, venivano condannati dagli Dei per la loro tracotanza, la loro ubris. Agli eroi non era concesso di sfidare il volere degli Dei, gli era concesso tutto, ma non di avere tale faccia tosta. Ecco, io vedo tutti i giorni sfidata la Verità, con una tracotanza e un'insolenza mai riscontrate prima. Essendo la Verità il principio cardine cui dovrebbe ispirarsi ogni democrazia, risulta del tutto intollerabile vederla non solo insultata, ma anche calpestata quotidiniamente dal mondo politico.
In particolare mi riferisco all'ultima uscita dell'avv. di Berlusconi, nonchè onorevole, Niccolò Ghedini in merito alla decisione dei giudici di Milano di sollevare la questione di legittimità costituzionale della legge sul legittimo impedimento nell'ambito del processo sui diritti Mediaset. Questo perchè nell'udienza odierna gli avvocati di Berlusconi hanno opposto questa nuova legge al proseguimento del processo, secondo la quale è il Presidente del Consiglio a poter decidere quando può e quando non può comparire. La forma è nuova, ma la sostanza è uguale a quella dei due precedenti tentativi di stoppare i processi in cui l'attuale Presidente del Consiglio è imputato, ossia Lodo Maccanico-Schifani e Lodo Alfano. Ecco cosa ha dichiarato l'avv. Ghedini:
"Il nostro obiettivo era fare il processo e ottenere un'assoluzione perche' il fatto non sussiste. Speravamo che ci fosse consentito di fare il processo con i tempi e i modi previsti considerati gli impegni e la carica che riveste il presidente Berlusconi, ma qui a Milano i processi non ce li lasciano fare".
QUI A MILANO I PROCESSI NON CE LI LASCIANO FARE?!?
Io non ho più parole. C'è una legge che in sostanza consente a una persona di non presentarsi mai a processo, e chi è il responsabile se il processo non va' avanti?! Non chi ha fatto la legge e quindi che se ne avvale, ma il giudice che, dovendo applicare una legge della quale dubita la costituzionalità, non fa altro che rimettersi alla Corte Costituzionale, sospendendo così automaticamente il processo. Ma forse ho capito il perchè di questa esternazione: esprime tutto il rammarico di chi voleva sì che il processo andasse avanti, ma rinviandolo ogni udienza ad un'udienza successiva, dando così un po' di lavoro anche all'on. Ghedini, avv. di Berlusconi. Che peraltro è anche uno degli autori della legge, e certo non vorrebbe che il suo lavoro venga giudicato pieno di errori, perchè incostituzionale.
Come disse Berlusconi a Santoro: Ghedini lei è un dipendente della Cosa Pubblica, si CONTENGA!!
Jacopo De Angelis
Questa è un'intervista di Piero Ricca all'on. Ghedini.



Queste sono le dichiarazioni di Berlusconi dopo la bocciatura del Lodo Alfano da parte della Corte Costituzionale. Tra le altre Berlusconi dichiara anche che andrà a farsi processare e a dimostrare la propria innocenza.

sabato 17 aprile 2010

IL SILENZIO DEI COLPEVOLI


Dopo anni di dichiarazioni vergognose dovremmo ormai essere provati ed assuefatti dal verbo Berlusconiano, limitarci ad una indignazione "d'ufficio", ad una risatina ironica, a commentare come se stessimo riportando una nuova esilarante barzelletta sui carabinieri: " Hai sentito l'ultima dichiarazione di Berlusconi?..." e poi risate scroscianti. Eppure quando viene offesa la dignità di uomini veri come Roberto Saviano e di conseguenza di tutti i martiri della mafia, che hanno donato la loro vita per la denuncia, l'indignazione è troppa per essere taciuta e un commento pur breve deve trovare spazio almeno in questo blog visto che ai media italiani come si suol dire "non gliene po' frega de' meno". Durante la conferenza stampa di venerdì scorso a Palazzo Chigi il premier si scaglia deciso contro tutta la cultura italiana che denuncia (o meglio secondo lui pubblicizza) la criminalità organizzata e ce l'ha in particolare con la serie della Piovra e con Gomorra: "la mafia italiana risulterebbe essere la sesta al mondo ma è quella più conosciuta anche per i film e le fiction che ne hanno parlato, come le serie della Piovra e in generale la letteratura, Gomorra e tutto il resto". Non è la prima volta che Berlusconi trova modo di sferrare attacchi contro questo genere di fiction e autori letterali, già il 29 novembre dello scorso anno dichiarava in un incontro tenuto ad Olbia con i giovani del Partito dell'amore: “Se trovo chi ha fatto le serie de La Piovra e chi scrive libri sulla mafia facendoci fare brutta figura nel mondo, giuro che lo strozzo”. A parte il fatto che le fiction Tv più recenti e seguite sulla mafia, come Il capo dei Capi, L'Ultimo Padrino, Squadra Antimafia Palermo Oggi sono state prodotte dalla Taodue (società controllata da Mediaset), mandate in onda dalle reti Mediaset e che quindi come suggerito da Michele Placido (interprete di Provenzano ne "L'Ultimo Padrino") Berlusconi dovrebbe strozzarsi da solo, le mie riflessioni su queste dichiarazioni vertono essenzialmente su due punti.
In primo luogo da queste parole viene percepito un atteggiamento decisamente omertoso, Berlusconi dice che la mafia italiana è la sesta al mondo quindi in fondo non è che sia poi così pericolosa e potente (lui se ne intende), inoltre suggerisce di finirla di tirare in mezzo questi personaggi dai nomi comici come Sandokan Schiavone, Cicciotto di Mezzanotte, Ciruzzo 'o Milionario che è meglio che rimangano nell'ombra. Queste questioni vanno risolte internamente, la gente non le deve sapere, la cultura deve essere di pochi che si occupano del bene di molti, deve essere Cosa Nostra non di tutti, le persone comuni devono occuparsi di Grande Fratello e della Talpa, le dinamiche economiche dei Casalesi non devono riguardarli. Con queste dichiarazioni viene seguita alla perfezione la logica mafiosa: 1) sminuire il fenomeno mafioso 2) invitare le persone a farsi gli affari propri. Io invece vorrei un presidente del consiglio che invitasse i propri cittadini a seguire le orme dei Saviano, degli Impastato, dei Don Peppino Diana e di coloro che non stanno in silenzio anzichè additarli come spot negativi per il nostro paese. Appare lampante sotto gli occhi di tutti il paradosso per cui Berlusconi si permette di dare dell'esempio negativo a Roberto Saviano, ma perchè nessuno dice niente?, perchè non c'è stato un giornalista in grado di controribattere a questo delirio, di lasciare l'aula indignato, di chiedere se forse l'esempio negativo non fosse ospitare a casa propria per anni Mangano piuttosto che scrivere un libro di denuncia sulla camorra con tanto di nomi e cognomi? (risposta: perchè sennò veniva menato da La Russa) perchè non accade mai nulla di tutto questo in Italia? Forse la risposta sta nell'inizio di questo articolo, siamo tutti assuefatti e non diamo più peso a nulla o forse il nostro è un paese meno libero di quel che sembra. Sta di fatto che chiunque proferisca tali affermazioni senz'altro è da ritenere quantomeno connivente se non addirittura colluso.
In seconda battuta queste dichiarazioni mi danno modo di analizzare il pensiero Berlusconiano nel suo aspetto dominante, ossia l'importanza dell'apparenza. Per lui è tutto uno show. Tutto ciò che viene mostrato al pubblico deve essere perfetto, il dietro le quinte non si deve conoscere nella maniera più assoluta, a maggior ragione se non del tutto limpido. Tutto deve apparire colorato e luccicante, chi mostra il marcio della società è un antitaliano, uno che vuole speculare sulle disgrazie altrui, una figura negativa. Il reale si deve confondere con l' irreale, lo spot pubblicitario deve essere la realtà. Nessuno meglio di Berlusconi sa quanto sia importante tutto ciò avendoci costruito il suo successo personale. Ovviamente anche la gestione di una nazione intera deve piegarsi a questa logica, per cui la consegna degli alloggi ai terremotati deve divenire uno spettacolo televisivo dove tutto sembra essere tornato come prima, la crisi finanziaria che attanaglia l'Italia deve essere smentita e di conseguenza anche la mafia deve essere addolcita e resa meno dura di quel che è realmente. Gli autori come Saviano o le trasmissioni di approfondimento che sfondano questo muro di false apparenze pertanto devono essere censurati e isolati; il re Mida non può permettersi che i suoi sudditi vengano a sapere che tutto ciò che egli tocca non è oro.
Per tutte queste ragioni propongo la bellissima lettera di risposta al presidente del consiglio dello stesso Roberto Saviano che sicuramente renderà maggiormente comprensibile l'assurdità del silenzio e la bellezza della verità

LA LETTERA DI ROBERTO SAVIANO

Fabrizio Fusco

venerdì 2 aprile 2010

CONTINUIAMO A RAGIONARE

RIEPILOGO

Da poco si sono concluse le elezioni regionali 2010, finalmente riaprono i talk show ed è tempo di bilanci per tutti. Evidente la vittoria del centro-destra che strappa al centro-sinistra ben 4 regioni in più rispetto al 2005. Da nord a sud ecco come cambia la cartina politica del nostro amato stivale: al nord ormai solo la Liguria resiste allo strapotere della Lega che in Veneto supera addirittura il Pdl, mentre per la Lombardia continua ad oltranza il sultanato del ciellino Formigoni. Nel centro Italia solo il Lazio passa al centro-destra dopo gli scandali del precedente governatore Marrazzo. Al sud il passaggio di consegna riguarda la Campania e la Calabria, con tanto di ringraziamenti ad Antonio Bassolino e Agazio Loiero che durante la loro amministrazione hanno fatto collezione di avvisi di garanzia manco fossero il Presidente del Consiglio. In Puglia viene premiato il buon governo dell'amato Nichi Vendola che vince a mani basse.
DUE GRANDI SCELTE

Due i vincitori di questa tornata: la maggioranza di governo e l'astensionismo. Cosa vuol dire? Vuol dire che gli Italiani alla vigilia di queste elezioni avevano principalmente due possibilità; continuare ad appoggiare ciecamente i deliri dello psiconano o astenersi. L'opposizione? Non pervenuta. A parte Di Pietro, che rispetto alle regionali del 2005 passa dall'1,5 al 7,2 guadagnando ben 38 seggi (pur perdendo circa un punto rispetto alle Europee di un anno fa), il Pd continua ad assomigliare sempre più ad un film horror. Il solo sentire nominare D'Alema e Veltroni mette i brividi. Baffetto ci aveva provato fino all'ultimo nel cercare di perdere anche l'ultimo baluardo del sud cercando di candidare il carneade Boccia, ma costretto alle primarie si è dovuto arrendere. Quello che dovrebbe essere il maggior partito d'opposizione ormai è il nulla al quadrato, un insieme di vecchi dinosauri stanchi (non di fallire!) e senza idee. Non si capisce se sia un partito laico, ha passato tutta la campagna elettorale ad inseguire il voto moderato dell'Udc che a livello nazionale non va oltre il 5,57 (poco più si Sinistra Ecologia e Libertà per intenderci) senza sapere che ormai più moderato di loro non c'è nulla, progetti concreti e moderni non ce ne sono, i suoi candidati vanno da professori della sconfitta come Penati all'anticlericale e radicale per eccellenza Emma Bonino nella capitale dei vescovi, per non parlare dei pluri indagati De Luca e Loiero. Non si capisce neanche più se siano contro Berlusconi, mimetizzati dalle solite frasi di rito del tipo: “ non bisogna parlare sempre male di Berlusconi altrimenti si fa il suo gioco”. La convinzione è che bastasse veramente poco per portare a casa una vittoria. Se il Pd se la passa male il Partito dell'amore non se la passa tanto meglio. Le sue vittorie più importanti in Piemonte (per meno di un punto percentuale) e nel Lazio (meno di tre punti, nonostante la Bonino fosse stata completamente abbandonata a se stessa ) sono arrivate al foto-finish, rispetto alle Europee di meno di un anno fa non c'è regione in cui il Pdl non abbia perso voti. Si passa dal – 7,4 in Piemonte, il dato più preoccupante al nord, ai – 11,9 della Campania e – 12,1 della Puglia fino al punto massimo di calo in Basilicata del – 14,1. La verità è che il Berlusconismo se non è in crisi è quantomeno in sensibile calo. Lungi da me voler sottovalutare un fenomeno (in)culturale così radicato e potente, ma a me sembra che chi sta attorno a lui (non ultimo Fini) inizi a capire che ormai lo psiconano non esiste più, viene tenuto in vita solo per mantenere unita una destra sempre più spaccata al suo interno, e a quanto pare anche la gente pare cominci a capirlo. Come una vecchia rock-star, coperto da una maschera di cerone per non tradire minimamente i segni del tempo, arringa le piazze con i suoi pezzi più famosi: “contro di me complotti e calunie dai pm” e la folla adorante: “seeeeeeeee”, “Santoro e Travaglio fanno della Tv pubblica un uso criminoso” standing ovation dei manifestanti, “Noi siamo l'amore loro sono l'odio” (il prossimo potrebbe essere noi siamo belli e buoni loro sono brutti e cattivi) è il trionfo del populismo. E dulcis in fundo come “Albachiara” per Vasco o “Satisfaction” per i Rolling Stones ecco che arriva il gran finale: “Sono stato perseguitato dalla magistratura comunista” la gente impazzisce, è orgasmo collettivo. Come i nostalgici Mussoliniani o una qualsiasi religione ci si lascia guidare dal pensiero di un morto, da un lifting di un metro e cinquanta coi tacchi che cammina e che ormai è in grado di ripetere solo le stesse cose. Come la religione cattolica ha il suo papa da seguire fino alla morte così la religione Berlusconiana ha il suo: il profeta da Arcore. Per carità ci vorranno anni prima di liberarci dall'indottrinamento apportato nel corso degli ultimi venti anni al nostro paese grazie alle sue televisioni spazzatura, ma speriamo di essere sulla buona strada. Come si suol dire una volta toccato il fondo si può solo risalire.
Per tutte queste ragioni, dove ha potuto, la gente ha preferito votare Lega Nord. Infatti se il Pdl ha perso consensi ovunque la Lega ne ha acquistati praticamente ovunque, mettendo la freccia nel Veneto e sorpassando i colleghi (compagni non è il caso) di coalizione. I risultati sono straordinari ma non sorprendenti: + 10,4 in Lombardia, + 8,2 in Piemonte, ma soprattutto + 20,4 in Veneto e perfino + 8,8 in Toscana rispetto alle regionali scorse del 2005. A tutto questo vanno aggiunti i primi due governatori leghisti d.o.c. Cota in Pimeonte e Zaia in Veneto (delle sei regioni conquistate dal centro-destra la corrente principale del Pdl Forza Italia divide le poltrone dei governatori equamente con gli alleati, 2 alla Lega, 2 FI e 2 AN). Un trionfo dovuto ad una serie di fattori sintetizzabili nella “crisetta” del Pdl, nella sempre di moda caccia allo straniero, ormai sport nazionale nella quale i leghisti sono modestamente i campioni in carica, oltre che per la presenza nelle liste della “trota” Renzo Bossi vero e proprio fiore all'occhiello delle liste Leghiste. Impossibile perdere con dei candidati così! Ora sarà interessante vedere gli sviluppi all'interno della maggioranza con il senatùr che andrà prontamente a riscuotere poltrone dopo lo tsunami verde che ha travolto queste elezioni.
LA TERZA VIA

Per chi non voleva fare a meno del proprio diritto costituzionale al voto, ma allo stesso tempo si sentiva toppo sporco e peccaminoso per aderire al caritatevole partito dell'amore, il MoVimento a 5 stelle ha rappresentato una valida alternativa; è stato il partito votato dai non votanti. All'accusa di aver fatto perdere l'ex governatrice Mercedes Bresso in Piemonte Beppe Grillo ha risposto che se lei non si fosse presentata lui avrebbe vinto. Dipende dai punti di vista quindi. In realtà Beppe Grillo fin dalla nascita del suo movimento ha sempre sostenuto di voler mandare a casa tutti. Destra e sinistra per lui non fa differenza, il suo intento è quella di portare un gruppo di cittadini giovani e apolitici ad occupare posti sempre più importanti all'interno dei comuni e anche delle regioni con la forza di idee nuove, basate sulla trasparenza e la modernità. E pare che ci stia riuscendo: 3,6% in Piemonte con 2 consiglieri e 6% in Emilia Romagna 2 consiglieri e il candidato presidente Giovanni Favia che per poco non doppia quello dell'Udc fermandosi al 7%. Si potrebbe discutere molto su questo strano animale da palcoscenico, un po' comico, un po' giornalista e un po' politico, ognuno è libero di farsi la propia idea. C'è chi lo vede come un vero idolo e c'è chi lo critica per l'incongruenza dei suoi bei discorsi con i suoi effettivi comportamenti al di fuori del palcoscenico. Io mi limito a dire che mandare a casa tutta questa accozzaglia di politicanti buoni solo a prendere i nostri soldi e a distribuirli ai loro amici con un movimento apolitico che parte dal basso, ridare al popolo il suo diritto costituzionale di scegliersi i propri rappresentanti col voto di preferenza, l'obbligo di LISTE PULITE (il nostro neonato consiglio regionale lombardo è già pieno di prescritti e indagati), eliminare il conflitto d'interesse, l'obbligo dello stato di favorire le industrie a risparmio energetico, di fermare questa disperata corsa alla cementificazione e al nucleare, di creare mezzi alternativi alle automobili, internet gratutito, leggi che impediscano alle banche di praticare usura e signoraggio continuo a danno del cittadino e a vantaggio dei pochi, (e ci sarebbe molto altro) in poche parole rendere l'Italia finalmente una democrazia e non più un' oligarchia non mi sembrano cose da pericoloso populista ma concetti condivisibili e basilari che tuttavia non sento ripetere da nessuno di questi politici benpensanti. Per questo Beppe Grillo aveva provato a candidarsi come segretario del Pd. Ovviamente gli è stato impedito, con questi punti nel programma si sarebbe potuto anche rischiare di vincere! Meglio non correrre questo rischio.
I consiglieri del MoVimento a 5 stelle dunque sono dei cittadini onesti e incensurati, che non appartengono a nessun partito ma che mirano a rendere pubblico e trasparente l'operato dei consigli regionali nei quali sono stati eletti, senza l'utilizzo di mezzi di informazione come Tv e giornali ma solo con l'uso della rete. Effettivamente un'assurdità.

Fabrizio Fusco

giovedì 1 aprile 2010

LE LISTE (POCO) PULITE DELLA LOMBARDIA

Berlusconi questa volta ne era certo, l’aveva promesso a tutti e del resto si sa che quando il nostro premier promette qualcosa fa di tutto per non deludere i suoi elettori: all’inizio della campagna elettorale, quando promise liste pulite per le elezioni regionali, tutti lo derisero, persino alcuni dei suoi alleati erano parecchio scettici, ma lui non diede peso a tutte le calunnie e si fece paladino della lotta alla corruzione, tanto da farla diventare il suo cavallo di battaglia.

Le elezioni sono finite e un dato è certo: Berlusconi è ancora il leader indiscusso e lo è in particolare in Lombardia, dove i consensi sono alle stelle. Ed è così che il governatore uscente, Roberto Formigoni, si prepara al suo quarto mandato: la coalizione PdL e Lega ha ottenuto il 56,1% dei voti contro il misero 33,27% della coalizione PD, IDV e Sinistra Ecologia e Libertà, guidata da Filippo Penati che incassa la sua seconda sconfitta in meno di un anno (nel 2009 battuto da Guido Podestà alla provincia di Milano e ora da Formigoni per la presidenza della regione).

Gli elettori della sinistra però devono stare tranquilli: Berlusconi ha promesso liste pulite e quindi non si ripeteranno più casi come quello dell’assessore Prosperini, arrestato per tangenti, o di Lady Abelli (Rossana Gariboldi), arrestata nell’inchiesta sui fondi neri per la bonifica del quartiere Milanese Santa Giulia, o ancora casi come quello del consigliere Rinaldin, arrestato per truffa aggravata e falso ai danni della regione Lombardia, di corruzione e finanziamento illecito nell’ambito dell’inchiesta sul lido di Menaggio a Como.

Ma ora basta: le liste devono rimanere pulite!

A neanche un giorno dalle elezioni si scopre che l’assessore uscente Massimo Ponzoni, rieletto al Pirellone (sede degli uffici della giunta regionale in Lombardia) nella provincia di Monza con 11069 preferenze, è indagato per bancarotta fraudolenta, assieme a moglie e cognato, nell’inchiesta sul fallimento dell’immobiliare “Il Pellicano”. Ponzoni e famiglia detenevano il 17,5% delle quote della società; le restanti quote appartenevano a Massimo Buscemi (17,5%), già assessore regionale, ora rieletto al Pirellone, a Giorgio Pozzi (17,5 %), già consigliere regionale, ora rieletto al Pirellone, la già nominata Rossana Gariboldi (17,5 %) ed il restante 30% a Sergio Pennati, un imprenditore per ora estraneo alla politica.

Sempre per restare in famiglia, il marito della ormai pluri citata Rossana Gariboldi, Gian Carlo Abelli, già deputato in Parlamento per il PdL, è stato anche lui stranamente rieletto al Pirellone; su “il faraone”, come viene simpaticamente soprannominato, ci sarebbe parecchio da dire: in primis Abelli agiva come procuratore del conto “Associati”, presso una banca di Montecarlo, dal quale sono passati 2,4 milioni di euro di fondi neri per i quali la moglie ha già patteggiato due anni di reclusione con pena sospesa, dopo aver trascorso tre mesi in carcere, pagando 1,2 milioni di euro; in secundis, cosa assai più grave, Abelli, negli anni ’90, agevolò Giuseppe Poggi Longostrevi, in cambio di una tangente di oltre 72 milioni del vecchio conio, organizzatore di una truffa sanitaria ai danni della regione Lombardia per oltre 60 miliardi di lire (dopo aver giustificato la tangente come versamento per una consulenza, Abelli fu processato per false fatture ma fu assolto dall’accusa di frode fiscale perché nel frattempo il governo Berlusconi emanò una legge che depenalizzava la falsa fatturazione).

Per adesso, l’obbiettivo liste pulite, almeno in Lombardia, sembra essere fallito, ma c’è dell’altro: il consigliere regionale Gianluca Rinaldin, anche lui già citato, dopo aver trascorso 44 giorni agli arresti domiciliari, torna in politica e lo fa facendosi rieleggere proprio al Pirellone per la provincia di Como.

Ma in Lombardia, e soprattutto in provincia di Milano, i problemi gravi sono ben altri: i clan della ‘ndrangheta Papalia-Barbaro, infatti, sembrano ormai totalmente ramificati in regione e a fare gli interessi dei boss è un immobiliarista, Alfredo Iorio, un uomo molto scaltro che ha capito che senza contatti politici è difficile concludere affari importanti. Nelle intercettazioni messe in atto dalla Guardia di Finanza di Milano sul telefono di Iorio è emerso che l’immobiliarista avesse contatti con tre politici eletti al Pirellone con la lista del PdL: “Noi abbiamo Stefano Maullu, abbiamo Colucci, abbiamo Giammario”. Ovvero Stefano Maullu, vice-coordinatore provinciale del PdL e assessore regionale, ora rieletto al Pirellone; Alessandro Colucci, già consigliere regionale, ora rieletto al Pirellone; Angelo Giammario, capogruppo PdL al comune di Milano, ora anche lui eletto al Pirellone.
Le indagini sono ancora in corso e per adesso non è stato preso nessun provvedimento nei confronti dei tre, quindi non è detto che fossero consapevoli del sostegno che fornivano a Iorio… Certo è che le intercettazioni a loro carico sono molto pesanti e mi chiedo come mai, con tutti i militanti PdL in Lombardia, non si è deciso di escludere i tre dalle liste in favore di altri (magari un po’ più puliti).

Per quanto riguarda invece la lista bloccata che accompagnava Formigoni in Lombardia, ce l’hanno fatta solo in otto:
1) Roberto Formigoni: già presidente di tre mandati, quindi ineleggibile per la legge n°165/2004; inoltre il 1 dicembre 2009 ha ricevuto un avviso di garanzia, assieme a Letizia Moratti (sindaco di Milano) e Guido Podestà (Presidente della provincia di Milano), nell'ambito di un'inchiesta su ambiente e inquinamento, per lo sforamento dei limiti di inquinamento del PM10, previsti in 35 giorni l'anno
2) Paolo Valentini Puccitelli: sostituisce Gibelli al secondo posto per evitare che, in caso di decadenza di Formigoni, la regione passi ad un leghista
3) Doriano Riparabelli: militante PdL, ex Forzista e addetto al palco di Silvio Berlusconi che recentemente è stato picchiato nella sede PdL di viale Monza a Milano dal collega Stornaiolo, ex AN, per discordanza di opinioni; il suo nome è stato inserito all’ultimo momento nella lista, a discapito del candidato proposto dal ministro Bondi, poiché insoddisfatto per l’esclusione (questa fu una delle cause che portò alla necessità di presentare firme invalide)
4) Roberto Alboni: ex militante di AN che propose di arruolare squadre di falchi per combattere la minaccia dei piccioni in piazza Duomo
5) Nicole Minetti: ex showgirl e igienista dentale di Silvio Berlusconi, una delle tante “veline” criticate per scarse competenze politiche anche se dotate di procaci curve
6) Giorgio Puricelli: fisioterapista del Milan
7) Andrea Gibelli: esponente della Lega Nord che si è auto-proclamato successore di Formigoni e proprio per questo motivo è stato declassato dal secondo al settimo posto
8) Cesare Bossetti: arrestato in passato con l' accusa di reticenza dopo una deposizione come teste

Dulcis in fundo è stato eletto nella lista della Lega Nord di Brescia Renzo Bossi, figlio di Umberto, soprannominato dal padre “la trota”, anziché il delfino, poiché bocciato per tre anni di seguito alla maturità ed inoltre noto alla cronaca come geniale inventore di un giochino su internet chiamato “rimbalza il clandestino” e aderente ad un gruppo del social network Facebook intitolato “legittimo torturare i clandestini”.

Purtroppo, dopo una breve analisi dei candidati eletti, posso affermare che l’obbiettivo liste pulite sembra essere totalmente fallito, ma non disperatevi cari elettori: siamo lo stesso in ottime mani…

Amodeo Emanuele

lunedì 22 marzo 2010

Obama, il presidente di tutti. Berlusconi, il presidente di pochi


Mentre in America viene approvata la più importante riforma sanitaria della storia Americana, che garantirà assistenza a più di 32 milioni di cittadini, oggi il dibattito politico in Italia è concentrato sul reale numero di partecipanti alla manifastezione del PdL di sabato scorso a Roma.
Di una cosa sono certo: ai cittadini Italiani non interessa se i partecipanti erano 150 mila, come detto dalla questura, o un milione, come sostiene il governo. A noi interessa conoscere i costi della sanità nelle regioni, la differenza di spesa tra pubblico e privato e soprattutto come fare a migliorare l'offerta sanitaria delle fatiscenti agenzie ospedaliere pubbliche che ogni giorno ci offrono un servizio sempre più scadente.
E allora caro Berlusconi e cari ministri voi tutti, è bello riempirsi la bocca di promesse e slogan elettorali ma noi siamo stufi di parole: è ora che il governo del fare si metta veramente a fare qualcosa di utile ai cittadini, e non mi riferisco alla riforma della giustizia che serve a pochi ma ad una riforma sanitaria che serva a tutti.
E' proprio qui che sta la differenza principale tra il nostro governo e quello americano: mentre il nostro ci riempie la testa di promesse, quello Americano queste promesse le mantiene.

Questo video contiene delle perle di saggezza di Berlusconi e soci all'indomani dell'elezione di Barack Obama; inoltre un sagace commento del grandissimo Michele Serra (min. 4:20) sulle uscite del premier...

Buona visione:



E ora un pò del tanto amato e odiato Marco Travaglio con il suo PierBarack Berlusconi:

lunedì 15 marzo 2010

IL MANGIABAMBINI

Ma quale Fascista?? Ma quale piduista mafioso?? Questo video svelerà il terzo mistero di fatima, ovvero qual è la vera identità politica di Silvio Berlusconi?

sabato 13 marzo 2010

Legittimo Impedimento: nuova immunità?

Si sente tanto parlare di legittimo impedimento, c’è chi lo vede come un obrobrio giuridico, chi lo vede come il male minore e chi dice che è una norma pacifica in uno Stato di diritto ed in particolare essenziale per la situazione italiana. Ma a furia di parlarne ci si è dimenticati (e forse non casualmente si è voluto così) che questo è un istituto già previsto dalle norme vigenti.
L’articolo 420-ter del Codice di Procedura Penale dice infatti che quando l’imputato non si presenta all’udienza e risulta che l’assenza è dovuta ad assoluta impossibilità di comparire per caso fortuito, forza maggiore o altro legittimo impedimento, il giudice rinvia ad una nuova udienza. Rinvio che il giudice può operare anche quando, su sua libera valutazione, appare probabile che l’assenza sia dovuta ad assoluta impossibilità di comparire per caso fortuito o forza maggiore.
Queste sono invece le novità apportate dalla nuova legge (che deve essere ancora promulgata dal Presidente della Repubblica): viene eliminata la discrezionalità del giudice nello stabilire se l’assenza dal processo, di un Ministro o del Presidente del Consiglio, in cui sono imputati possa essere giustificata o meno. La legge infatti prevede che il Presidente del Consiglio ed i Ministri sono sempre giustamente impediti a comparire in udienza, se nel momento di tale udienza devono svolgere un’attività istituzionale. Hanno per di più la possibilità di autocertificare, in maniera preventiva, il fatto che per sei mesi saranno sempre impegnati in tali attività e che quindi il giudice deve rinviare la nuova udienza in una data successiva a tale periodo. Periodo rinnovabile per due volte, perchè la legge prevede che la sua stessa validità decadrà dopo 18 mesi, quando sarà attuata una riforma della Costituzione che regolerà definitivamente la questione. La nuova disciplina è già applicabile ai processi penali in corso ed ha lo scopo di garantire ai Ministri ed al Presidente del Consiglio il sereno svolgimento delle rispettive funzioni.

Viste le regole, è opportuno fare un pò di contestualizzazione.
In generale. Qual è l’oggetto della questione? Il rapporto tra politica e magistratura, tra chi rappresenta il popolo e chi amministra la giustizia in nome del popolo. Rapporto spesso conflittuale, poichè i primi dettano le regole, legittimati dal popolo, mentre i secondi possono potenzialmente sanzionare i comportamenti illeciti dei primi, cosa poco gradita a una politica restia a sottomottersi alle regole da essa stessa create. Ma d’altronde quale potere non è incline ad ampliarsi? Quindi è normale che i vari poteri si scontrino tra loro e se ci sono delle buone regole di base, potrebbe rivelarsi anche uno scontro dai risvolti propositivi.
Prima che si instaurasse le Repubblica, quando c’era la Monarchia, il potere giudiziario era sostanzialmente controllato dal potere esecutivo. Per questo, per garantire il supremo principio di tutte le democrazie, ossia la divisione dei poteri (giudiziario, legislativo ed esecutivo), è stata sancita nella Costituzione l’importante regola dell’indipendenza ed autonomia della magistratura.
Sempre con memoria al fascismo, è stato scritto anche l’art. 68 della Costituzione. Infatti, visto l’utilizzo fatto durante il Ventennio della giustizia, ossia di repressione delle minoranze e di qualsiasi idea diversa da quelle ufficiali, si ritenne opportuno tutelare tutti i rappresentanti del popolo da eventuali abusi giudiziari, prevedendo quindi che nessun membro del Parlamento potesse essere sottoposto a procedimento penale o ad altro provvedimento cautelare senza l’autorizzazione a procedere della camera di appartenenza. Ovviamente con il passare del tempo è diminuito il rischio di abusi giudiziari, ma, nonostante ciò, l’autorizzazione a procedere è quasi sempre stata negata, con accordi di tutte le parti politiche, che si coprivano le spalle a vicenda. Da sottolineare che l’autorizzazione a procedere si dovrebbe negare solo in caso di fumus persecutionis, cioè quando è chiara l’intenzione persecutoria del magistrato che richiede l’autorizzazione.
Questa situazione ha creato la diffusione della concezione della classe politica come “casta”, al di sopra delle leggi. Alimentando così sentimenti di dissenso e di rabbia, sfociati nel 1993 allo scoppiare di Tangentopoli, quando si scoprì che c’era un “istituzionalizzato” sistema di corruzione dei membri dei vari partiti, che, per finanziare i partiti stessi, si facevano pagare dalle imprese in cambio della concessione di appalti in raggiro ai concorsi. Ovviamente questa è una descrizione semplicistica, ma, fatto sta, che su grande pressione dell’opinione pubblica, in un’Italia che rischiava il tracollo finanziario e istituzionale, venne approvata una legge costituzionale di riforma dell’art. 68, per dimostrare le buone intenzioni della “casta”.
Quindi, mentre prima per iniziare un qualsiasi procedimento penale era necessaria l’autorizzazione del Parlamento, ora il precedimento penale può avviarsi tranquillamente ed arrivare anche ad un’eventuale sentenza definitiva di condanna, in base alla quale il parlamentare potrebbe anche finire in carcere. L’istituto dell’autorizzazione però è rimasto, ma solo per le misure cautelari, ossia detenzione, perquisizioni o intercettazioni. Di queste ultime, che rappresentano uno dei principali mezzi di indagine, bisognerebe parlare più approfonditamente, ma basti qui sottolineare che anche se l’autorizzazione venisse concessa, risulterebbe svuotata della sua funzione, perchè il parlamentare sarebbe a conoscenza di tale misura.

In concomitanza con questa modifica, ci fu la discesa in campo dell’imprenditore Silvio Berlusconi, con il nuovo partito da lui fondato Forza Italia. Essendo soggetto a molti procedimenti e visto il suo ruolo di leader, ha catalizzato su di sè il problematico rapporto tra politica e magistratura, ma non è il solo ad averne ‘patito’, infatti sono molti i parlamentari indagati, sotto processo o condannati.
Ma nella situazione attuale, qual è il problema? Riprendendo la descrizione generale fatta all’inizio, il problema si è notevolmente acutizzato, perchè da una parte c’è una magistratura che cerca di dare consigli utili per una migliore amministrazione della giustizia (chi meglio di loro conosce le problematiche del settore?) ma che si attiene alle regole legittimamente stabilite dal legislatore e che ha poca rilevanza mediatica; mentre dall’altra parte c’è la classe politica che, forte della legittimazione popolare e dei mezzi di comunicazione, storce il naso ogni volta che qualcuno gli ricorda che deve comunque rendere conto alla giustizia come tutti gli altri cittadini. Messo di fronte alle proprie responsabilità, il politico lamenta una lesione, da parte della magistratura, della volontà espressa dal popolo, che lo ha voluto lì,a rappresentarlo. A proposito ricordo che la vecchia autorizzazione a procedere che oggi è ristretta alle sole misure cautelari, aveva ed ha la funzione di tutelare l’organo Parlamento nel suo insieme, per il corretto svolgimento delle sue funzioni, e non il singolo membro, che infatti non può rinunciare alla protezione offertagli dalla propria camera.

Ma perchè questo conflitto? Il fulcro di tutto è la buona fama che ogni persona vuole mantenere di sè, il rispetto della propria immagine. La base è la presunzione di innocenza, giusto principio in uno Stato di diritto quale è il nostro. Ma contrapposto al diritto che il politico ha, più di chiunque altro, di mantenere pulita la propria immagine, c’è il diritto dell’opinione pubblica ad essere informata delle questioni riguardanti gli eletti. In pratica, se il politico venisse processato senza che nessuno ne sia informato, la sua immagine rimarrebbe completamente integra, perchè sarebbe evitata ogni speculazione giornalistica. La notizia, di assoluzione o di condanna, potrebbe essere data solo a conclusione definitiva del processo. Così però, olre a ledere il principio della pubblicità del processo (la giustizia è infatti amministrata in nome del popolo), si lederebbe il diritto dell’opinione pubblica di conoscere i fatti rilevanti accaduti e compiuti dai propri rappresentanti. Infatti la Costituzione, prevedendo che i parlamentari esercitano le proprie funzioni senza vincoli di mandato, li sottopone ad una responsabilità politica, della quale debbono rispondere solo al momento delle successive elezioni.
Ma perchè ognuno sia messo di fronte alle proprie responsabilità, relative sia a promesse non mantenute che a comportamenti ritenuti non accettabili dall’opinione pubblica, è necessario appunto che siano a disposizione di tutti le notizie sugli eletti (soprattuto di come hanno svolto le proprie funzioni, ma tali notizie devono essere diffuse anche durante tale esercizio, perchè gli equilibri politici sono molto suscettibili a cambiamenti) e su vecchi e neo candidati. Rilevanti potrebbero essere anche eventuali indagini o processi in corso, da cui, nonostante la presunzione di innocenza, si possono ricavare azioni ed atteggiamenti ritenuti inopportuni o anche disdicevoli per chi deve svolgere ruoli di rappresentanza politica così importanti.
Ovviamente qui c’è il rischio di una manipolazione dell’opinione pubblica da parte della speculazione giornalistica, che magari tende ad enfatizzare più certi aspetti che altri, dando magari più importanza agli argomenti accusatori che a quelli difensivi.
Come contemperare questi due interessi? Entrambi sono fondamentali per un corretto svolgimento della vita democratica. Ma quale far prevalere? Il diritto all’integrità dell’immagine, coadiuvato dalla presunzione di non colpevolezza, oppure il diritto della circolazione delle informazioni e delle idee, elementi necessari per formare nel modo più equo possibile l’opinione di voto?
A questi bisognerebbe aggiungere anche l'interesse dell'eletto ad esercitare le proprie funzioni senza dover perdere tempo nelle questioni giudiziarie. Ma è un interesse che non può essere contemperato con il principio di uguaglianza, anche perchè comunque si può conocrdare un calendario tra giudici ed imputati.
Dunque, le ipotesi di soluzione sono tante. Ma due sono gli schieramenti. Il direttore del Tg1, Minzolini, ha sostenuto in un suo editoriale che l’aver tolto l’immunità parlamentare (che in parte è per altro rimasta) ha creato un ‘vulnus’ nella costituzione e sostiene, insieme ai politici della destra, che andrebbe reintrodotta. Ha fatto alcuni errori nelle sue affermazioni, ma ad essi lascio rispondere Travaglio (vedi i video in fondo). L’altra parte politica, cioè la sinistra è completamente contraria a questa reintroduzione. Ma qual è il problema di fondo dell’autorizzazione a procedere? Oltre ad essere anacronistico, come abbiamo visto sopra, ed oltre a creare probabilmente un’altra ondata di sfiducia nei confronti dei politici, farebbe sì che, essendo più o meno sempre gli stessi ad essere eletti, alcune persone, cioè gi onorevoli, avrebbero un’immunità permanente e non risponderebbero mai delle proprie colpe, o comunque non dimostrerebbero mai la propria innocenza. Certo, si potrebbe non votarli più, ma con il sistema delle liste bloccate non si possono esprimere preferenze, quindi è facile che vengano rieletti senza che nessuno possa impedirlo.
Anche alcuni magistrati hanno ammesso che dal 1993 è stata scaricata su di loro una responsabilità politica che non gli appartiene. Ma non responsabilità nel senso che possono decidere di propria volontà l’andamento della vita politica del paese (ma eventualmente anche questo) accusando a caso i politici che vogliono mandare a casa, anche perchè non fanno altro che applicare la legge, e la legge dice che l’azione penale è obbligatoria, il che significa che il magistrato ha l’obbligo di indagare su ogni notizia di reato, compresi quelli commessi da politici. Da questo si deduce che siamo di fronte ad una mancanza del legislatore e non ad una eccedenza di competenze dei magistrati. Quindi essi sono caricati di responsabilità politica nel senso che ogni qual volta che si occupano di un politico, si accendono i riflettori su di loro e vengono caricati di una pressione che non gli spetta.

Quindi oltre alla lacuna legislativa, c’è anche un senso di impunità da parte dei politici,che mancano sempre di senso dello Stato e di opportunità politica delle proprie scelte. Negli altri Paesi, qualsiasi persona eletta addetta all’amministrazione della cosa pubblica, non ha alcuna difficoltà a farsi da parte non appena abbia qualche guaio con la giustizia, anche per semplici illeciti bagatellari, che quando vengono scoperti qui in Italia non sono neanche degni di notizia. Questo perchè nelle democrazie un pò più evolute della nostra, non c’è una identificazione tra persona e carica. Chi si dimette dimostra di tenere di più alla propria carica di chi invece vuole rimanerci attaccata, perchè la rispetta talmente tanto che ha paura che venga anche solo minimamente lesa da un suo errore, anche se neanche è dimostrato. Chi invece non vuole alzarsi dalla sedia, dimostra totale sfregio per quella poltrona, perchè ha la pretesa che quella carica venga identificata e mortificata nella sua persona.
Però dato che i politici gridano alla lesa maestà da parte della magistratura e la additano come loro persecutrice, è normale che non si dimettano. Sembra dunque necessario un intervento del legislatore, composto però da quegli stessi politici.

Vediamo intanto cosa non dovrebbe fare il legislatore. Il legislatore non dovrebbe emanare leggi su questa materia, sospendendo dei processi, perchè chiaramente discriminatrici a favore di pochi. E per lesione del principio di uguaglianza dell’art. 3 cost., verrebbero tutte dichiarate incostituzionali dalla Corte Costituzionale. Cosa già successa al Lodo Schifani nel 2004 e al Lodo Alfano nel 2009. Infatti l’unico modo per non andare contro la Costituzione, sarebbe modificare la stessa. Si vede allora che questo nuovo legittimo impedimento è una nuova immunità processuale, mascherata sotto gli interessi al sereno svolgimento delle funzioni della propria carica, che il legislatore così decide essere prevalenti sulla norma costituzionale del principio di uguaglianza. Tant’è che la norma stessa limita la sua validità a 18 mesi, periodo entro il quale verrà emanata una legge costituzionale che risolverà il problema. (a meno che la Corte Costituzionale non deducesse un nuovo pincipio supremo, quello di uguaglianza, da affiancare ai tre già delineati da tutte le sentenze precedenti: lacità dello Stato, inderogabilità dell’ordine pubblico, tutela giurisdizionale. Principi supremi che non possono essere violati dalle norme stesse della Costituzione).
Quindi è come ammettere che si sta facendo una legge incostituzionale, ma che tanto verrà sanata poi. E questo non appare corretto. Certo, le regole consentono la loro violazione, prevedendo i rispettivi rimedi. Ma questi rimedi risultano insufficienti, perchè infatti permettono che le violazioni vengano continuamente perpetrate, causando così un logorio che forse non si era mai verificato prima. La continua violazione di una norma, senza adeguate sanzioni, può portare alla creazione di una prassi che avvalli queste violazioni, diminuendo, fino ad eliminarla la percezione dell’illegittimità di tale azione. Questo può succedere continuando ad emanare norme di per sè incostituzionali, ma che vengono riconosciute come tali in troppo tempo. Intanto le norme che violano norme superiori, hanno esplicato i loro effetti, creando così sempre maggior incertezza nel diritto. Quindi sarebbe forse il caso di rivedere i tempi della Corte per pronunciarsi, dando magari la precedenza a norme di maggior rilevanza politica.
Infatti questo leggittimo impedimento altro non è che l’ennesimo tentativo di guadagnare tempo, nello sfuggire ai processi e nell’attesa di raggiungere accordi più ampi in Parlamento per la riforma costituzionale, che richiede l’approvazione di due terzi dei componenti. Se il numero fosse inferiore, ci sarebbe probabilmente un referendum popolare, per il quale il “legittimo” interessato dovrebbe aspettare il momento più favorevole.

Dopo questa attenta analisi penso che la soluzione più semplice per risolvere questo “conflitto”, di cui non sto ad analizzare i modi ed i toni di svolgimento, che richiederebbero molto altro spazio, sia quella della legge costituzionale, che preveda però che una volta scaduto il mandato parlamentare non ci si possa ripresentare prima di aver avuto una sentenza definitiva. (parlando ovviamente di processi penali) Così mi sembra che vengano contemperate le esigenze sia di mantenere integra la propria immagine e sereno lo svolgimento delle proprie funzioni, evitando processi scandalosi; sia l’interesse pubblico a che la giustizia faccia il suo corso e che sia impedito a chi potrebbe essere condannato di amministrare la cosa pubblica.
Una regolamentazione aggiuntiva potrebbe essere quella che prevede che i condannati non possano più essere eletti, allargando la maglia dei reati la cui condanna è accompagnata dall’interdizione dai pubblici uffici. A tal proposito ricordo l'art. 54,2 cost.:"I cittadini cui sono affidate funzioni pubbliche hanno il dovere di adempierle, con disciplina ed onore, prestando giuramento nei casi previsti dalla legge."
Il problema è che la persona che ha più potere decisionale, è quella che più è interessata a questo provvedimento e che più ne influenzerebbe la formazione. Ciò certamente non contribuisce a svelenire il clima, anzi, è proprio questo plateale conflitto di interessi e l’arroganza di Berlusconi a causare una crescita dei toni. Come visto prima, sarebbe un gesto di grande rispetto verso lo Stato italiano se si facesse da parte, ma non essendo obbligato e dovendo continuare a perseguire i propri interessi (tra i quali c’è anche lo sfuggire alla giustizia), è un’ipotesi da non prendere nemmeno in considerazione. Per esemplificare bene il clima che c’è su questo argomento, basti vedere cosa è successo al processo Mediaset dove Berlusconi è imputato. Dopo che giudici ed avvocati si erano accordati su un calendario di udienze che fosse compatibile con le esigenze funzionali del Premier, gli avvocati, all’udienza successiva, hanno invocato il legittimo impedimento dell’art. 420-ter per un consiglio dei ministri straordinario. Ma gli è stato negato perchè dopo aver concordato un calendario, se fosse stata ancora ammessa l’assenza dall’udienza di Berlusconi come legittimo impedimento, come è prassi fare per ministri e parlamentari, si sancirebbe una prevalenza illegittima del sereno svolgimento delle funzioni pubbliche sul giusto andamento del processo e sulla corretta amministrazione della giustizia. Non l’avessero mai fatto. Riassumo in una frase le accuse: “i giudici decidono l’andamento della politica in Italia, si permettono di decidere quando il governo si deve riunire”.
Ma c’è la possibilità di risolvere la questione in altro modo, con legge ordinaria e cercando di contemperare tutti gli interessi in gioco?
Si potrebbe ipotizzare una legge che disciplini dettagliatamente i tempi ed i modi di divulgazione degli atti e dei fatti processuali. Valutazione che potrebbe essere demandata al giudice, ma qualsiasi decisione da lui presa sarebbe suscettibile nuovamente di essere tacciata di parzialità politica. Si potrebbe allora istituire un apposito organo indipendente, di varia composizione, che decida appunto, nei processi ai politici, cosa sia di rilevante interesse pubblico e cosa no. In base a ciò si decide cosa può essere divulgato e cosa no. Organo che sarebbe comunque al centro di polemiche.
Quindi per via ordinaria si potrebbero solo dettare le regole di divulgazione di atti e fatti processuali, regole che già in parte ci sono. Ma sarebbero appunto necessarie alcune regole particolari per i processi ai politici.
Impossibile in ogni caso, per via ordinaria, dettare una disciplina che sancisca una sostanziale immunità processuale. Magari impossibile no, ma comunque incostituzionale.

Speranze.
-Che il Presidente del Consiglio faccia un gesto di altruismo, per il rispetto che deve alla carica che ricopre, rassegnando le proprie dimissioni.
-Che i componenti della maggioranza realizzino il bene comune sfiduciando Berlusconi, smettendola per una volta di inseguire i propri fini particolari. Spero molto in Fini. Non posso e non voglio credere che tutti i parlamentari del PdL e della Lega siano convinti che sia giusto che Berlusconi si comporti in questo modo.
-Che il popolo italiano si svegli ed inizi a decidere cosa è meglio per sè. Se non altro (come dicono viceversa molti elettori di Berlusconi) che inizi a decidere cosa è meno peggio.
Jacopo De Angelis


Editoriale di Minzolini sull'immunità.
Travaglio su leggi immunitarie (in particolare risposta a Minzolini, dal min 3.40)

venerdì 12 marzo 2010

Perchè essere "contro" Berlusconi?

Essere contro Berlusconi non significa essere nemico di Berlusconi. Questo fraintendimento è dovuto alla radicalizzazione dello scontro politico voluta proprio da lui. Essere contro Berlusconi significa soltanto che i propri valori sono totalmente diversi dai suoi e che non si può sopportare, pur accettandolo, che sia il principale rappresentante dell'Italia. Se non fosse in politica non interesserebbe quasi a nessuno quel che fa. La questione sta tutta nella concezione che si ha del rispetto delle regole. Se si ripone totale fiducia in un uomo solo, privi di un minimo spirito critico, è normale ritenere che le regole servano solo a disciplinare l'ordinaria vita quotidiana delle persone comuni, e non quella di chi è stato investito della sovranità popolare, perchè lui è il migliore, e quindi, oltre a dettare le regole, può starci comodamente seduto sopra.
Un importante costituzionalista tedesco del '900, Carl Schmitt, ha giustificato il nazismo sostenendo che la dittatura è l'unica forma possibile di democrazia immediata e diretta, distinguendo due tipi di dittatura: quella sovrana, dove il tiranno fa del popolo ciò che vuole; quella commissaria, dove il dittatore interviene fin dove è necessario per ripristinare l'unità del popolo, per poi ritirarsi. Schmitt legittima così il fùhrer prinzip, per cui il dittatore è colui che prende qualsiasi decisione a garanzia di questa unità del popolo, poichè la politica è ridotta al conflitto tra amico/nemico e all'eliminazione di tale conflitto. Quindi, visto che la rappresentanza parlamentare è sganciata dal votante ed è pure lenta nel decidere, è necessario che l'unità politica sia incarnata da qualcuno che non deve essere eletto, che deve essere totalmente indipendente: il dittatore, che farà il bene di tutti.

Le connessioni con l'attualità sono evidenti, questo è il modo di vedere la democrazia di Berlusconi e probabilmente di buona parte degli italiani, che infatti lo vota. La differenza con la dittatura commissaria è dovuta al fatto che le democrazie hanno fatto dei passi avanti e che quindi almeno il diritto di voto non è nemmeno in discussione. Oggi subentra allora la volontà, di chi lo vota, di rinunciare a qualsiasi tipo di responsabilità e di affidarsi totalmente al proprio leader, che sa quale è il bene di ciascuno, e deciderà certamente meglio di chiunque, meglio anche del diretto interessato. Questa tendenza a deresponsabilizzarsi è naturale nell’uomo, perchè scegliere è difficile e faticoso. Quante volte,presi dal dubbio, desidereremmo non dover prendere una decisione.
Quindi il 'dittatore' non prende più il potere con ogni mezzo, ma lo fa inizialmente rispettando le regole, approfittando della rinuncia delle persone alla propria libertà, ma poi, una volta che si trova lì, tutto gli è consentito, perchè questa è la volontà vera di chi lo ha eletto. Volontà che si desume dal fatto che tutto gli è perdonato e che tutto ciò che dice è preso per vero, la sua parola vale più di qualsiasi altra.
Ma allora dove sorge il problema? Sorge nel momento in cui su 50milioni di persone, la maggioranza di queste non lo vota e lui con una maggioranza relativa impone la sua tracotanza. Certo, la maggior parte delle sue attività sono svolte nell'apparente rispetto delle regole, ma a parte il creare regole apposta per sè, le altre le svuota di contenuto. E questo non è accettabile per la maggioranza degli italiani, che non riescono ad impedirlo per il semplice fatto che non sono uniti tra loro perchè non hanno la stessa fede verso un leader politico di quella che hanno gli elettori di Berlusconi. Quindi non ci vedo niente di strano in questa particolare attenzione rivolta all’attuale Presidente del Consiglio. Semplicemente è una reazione di coloro che basano la propria convivenza con gli altri sul rispetto della persona e della regole e che credono nella democrazia vera, quella democrazia che solo se sostanziale consente che i diritti di tutti vengano rispettati, che i diritti delle minoranze non siano schiacciati sotto i numeri della maggioranza (peraltro relativa).

Spero mi sia consentito di fare un paragone anche un pò forte. Questo ‘accanimento’ su Berlusconi, altro non è che un tentativo di estirpare un cancro dalla società (in egual modo lo stesso Berlusconi ha definito i magistrati), un naturale tentativo di autodifesa contro un ‘male’ che si espande a vista d’occhio, che corrompe le cellule più vicine, che si insinua nei meandri più bui, che si rinvigorisce e che prende addirittura la forza di uscire alla luce del sole e di farsi accettare per quello che è, imponendosi come rappresentante della normalità, come se la situazione non fosse mai stata diversa da così. E le cellule, ormai senza energie, imbambolate da medicine che tolgono il dolore ma che non debellano il male (televisione?), ma che anzi lo peggiorano perchè non vedendone più i sintomi non lo si può più combattere, non possono far altro che adeguarsi al sistema ‘normale’ e smettere di lottare, azione diventata troppo faticosa e ritenuta inutile. La cura è molto difficile da trovare, anche perchè il paziente non collabora per niente. Ma le cellule ancora sane non devono smettere di avere fiducia, non devono credere che da soli non si possa fare niente, perchè è proprio questa una della cause che ha permesso alla malattia di espendersi così tanto. Essa ha infatti diffuso l'accettazione ed eliminato l'indignazione e lo ha fatto alimentando due virus normalmente latenti dentro ogni cellula, quello della mancanza di fiducia in sè stessi e quello dell’egoismo. Queste cellule ancora non malate devono, quindi, curare tutte le cellule più vicine prospettandogli un futuro migliore e credendo nella sua realizzabilità. Devono quindi infondere fiducia alle altre cellule, innescando così un circolo virtuoso che farà sì che la guarigione si espanda a macchia d’olio, per arrivare fino al centro e debellare finalmente la malattia. Questo è un processo tendenzialmente lento, ma potenzialmente molto rapido, e bisogna iniziarlo ora. Sempre che non sia già cominciato.
Jacopo De Angelis