Raffaello Sanzio, "La scuola di Atene". Tema: la facoltà dell'anima di conoscere il vero.
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giovedì 22 luglio 2010

GENOVA BRUCIA ANCORA



Esattamente 9 anni fa di questi tempi durante il G8 di Genova assistevamo a quella che a detta di Amnesty International, è ritenuta « La più grave sospensione dei diritti democratici in un Paese occidentale dopo la seconda guerra mondiale. » Una prima prova di regime autoritario, uno stato di polizia che scavalca l'inutile barriera dei controlli costituzionali e dei diritti umani in nome dell'emergenza e della sicurezza dei propri cittadini oltre che una vera e propria dimostrazione di come il dissenso non sia ben visto da chi detenga il potere. Manca poco all'attentato delle Twin Towers e alla conseguente crociata contro il terrorismo, occorrerà invece aspettare più tempo per assistere al terremoto dell'Aquila e scoprire l'Italia della Protezione Civile di Guido Bertolaso, ma queste vicende pur così apparentemente lontane e diverse sono legate dal filo comune della dittatura autorizzata dalla paura. Negli occhi e nelle parole dei fermati dalla polizia menati e torturati oltre che fisicamente anche psicologicamente nella caserma del terrore di Bolzaneto si percepisce una paura, un' angoscia, ma soprattutto un senso di ingiustizia che noi pensiamo di poter riscontrare solo nei datati documentari in bianco e nero sui campi di concentramento nazisti o su qualche filmato più recente riguardo qualche dittatura sudamericana, ma che mai penseremmo di poter incrociare nel nostro ricco e industrializzato paese occidentale dei giorni nostri. In quei giorni i politici, i responsabili della polizia e i mezzi di informazione in coro furono ovviamente pronti ad affermare che le forze dell'ordine agirono legittimamente, che la scuola Diaz fu invasa giustamente per la paura (per l'appunto) che si annidiassero frange violente e la gente confusa fu ben predisposta a bersi l'unica verità del dio TV. Con le testimonianze più significative dei "deportati dallo Stato" in quei giorni del 2001 presenti nei filmati seguenti spero di far nascere o alimentare la curiosità di capire che cosa sia realmente successo.





Genova luglio 2001; sono i giorni del G8. Un ragazzo vestito di nero con una maglietta del medesimo colore che gli copre interamente il volto avanza sicuro. Di fronte a lui c'è un intero esercito di poliziotti ma lui completamente disarmato continua a procedere lentamente, sembra voglia sfidarli da solo. I poliziotti arretrano sembrano quasi intimoriti. Il ragazzo pare un membro del black block, il blocco nero anarchico che da giorni terrorizza l'intera città di Genova, sono i manifestanti più temuti dalle forze dell'ordine perchè violenti e organizzati nonchè i più ricercati. Sospettando un intrusione di black block all'interno della scuola Diaz dove si erano accampati manifestanti autorizzati di tutto il mondo la polizia non esiterà a spaccare letteralmente la testa di donne e uomini alla ricerca disperata di questi pericolosi anarchici, ma ora che si trovano di fronte uno di loro pronto a sfidarli indietreggiano timorosamente. Questo filmato forse ci spiega il perchè...



Fabrizio Fusco

giovedì 24 giugno 2010

DISCORSO TIPICO DELLO SCHIAVO



L'homo economicus non è niente altro che il consumatore che simile ad un pollo di allevamento deve ingozzarsi di tutto prima di fare la fine che tutti i polli fanno. Quindi il consumatore viene sottoposto ad un costante studio inteso a fargli sentire la necessità ed il bisogno di cose di cui, se fosse nel pieno controllo si se stesso non potrebbe in alcun modo sentire il bisogno, cose inutili. Creare continuamente bisogni indotti, fare in modo che la gente sia disposta a tutto pur di possedere determinati beni di consumo e se così non è farli sentire socialmente inferiori è il fine ultimo di una società avviata ormai all'autodistruzione.

FF

giovedì 10 giugno 2010

LO STRUSCIO

L'ennesima legge vergogna di questo governo, un' Italia alla deriva democratica. Il processo di trasformazione in un regime del televoto si è completato? Leggiamo cosa ne pensa Umberto Eco in questo illuminante articolo.

NOI CONTRO LA LEGGE
di Umberto Eco

Le norme sulle intercettazioni. Il controllo dei tg della tv pubblica. E prima il lodo Alfano, i tagli alla scuola... Berlusconi trasforma le istituzioni un passo dopo l'altro, con lentezza. Perché i cittadini assorbano i cambiamenti come naturali. Così al colpo di Stato si è sostituito lo struscio di Stato




È nota la definizione della democrazia come sistema pieno di difetti ma di cui non si è ancora trovato nulla di meglio. Da questa ragionevole assunzione discende, per la maggior parte della gente, la convinzione errata che la democrazia (il migliore o il meno peggio dei sistemi di governo) sia quello per cui la maggioranza ha sempre ragione. Nulla di più falso. La democrazia è il sistema per cui, visto che è difficile definire in termini qualitativi chi abbia più ragione degli altri, si ricorre a un sistema bassamente quantitativo, ma oggettivamente controllabile: in democrazia governa chi prende più consensi. E se qualcuno ritiene che la maggioranza abbia torto, peggio per lui: se ha accettato i principi democratici deve accettare che governi una maggioranza che si sbaglia.

Una delle funzioni delle opposizioni è quella di dimostrare alla maggioranza che si era sbagliata. E se non ce la fa? Allora abbiamo, oltre a una cattiva maggioranza, anche una cattiva opposizione. Quante volte la maggioranza può sbagliarsi? Per millenni la maggioranza degli uomini ha creduto che il sole girasse intorno alla terra (e, considerando le vaste aree poco alfabetizzate del mondo, e il fatto che sondaggi fatti nei paesi più avanzati hanno dimostrato che moltissimi occidentali ancora credono che il sole giri) ecco un bel caso in cui la maggioranza non solo si è sbagliata ma si sbaglia ancora. Le maggioranze si sono sbagliate a ritenere Beethoven inascoltabile o Picasso inguardabile, la maggioranza a Gerusalemme si è sbagliata a preferire Barabba a Gesù, la maggioranza degli americani sbaglia a credere che due uova con pancetta tutte le mattine e una bella bistecca a pasto siano garanzie di buona salute, la maggioranza si sbagliava a preferire gli orsi a Terenzio e (forse) si sbaglia ancora a preferire "La pupa e il secchione" a Sofocle. Per secoli la maggioranza della gente ha ritenuto che esistessero le streghe e che fosse giusto bruciarle, nel Seicento la maggioranza dei milanesi credeva che la peste fosse provocata dagli untori, l'enorme maggioranza degli occidentali, compreso Voltaire, riteneva legittima e naturale la schiavitù, la maggioranza degli europei credeva che fosse nobile e sacrosanto colonizzare l'Africa.


In politica Hitler non è andato al potere per un colpo di Stato ma è stato eletto dalla maggioranza, Mussolini ha instaurato la dittatura dopo l'assassinio di Matteotti ma prima godeva di una maggioranza parlamentare, anche se disprezzava quell'aula «sorda e grigia». Sarebbe ingiusto giocare di paradossi e dire dunque che la maggioranza è quella che sbaglia sempre, ma è certo che non sempre ha ragione. In politica l'appello alla volontà popolare ha soltanto valore legale ("Ho diritto a governare perché ho ricevuto più voti") ma non permette che da questo dato quantitativo si traggano conseguenze teoriche ed etiche ("Ho la maggioranza dei consensi e dunque sono il migliore").

In certe aree della Sicilia e della Campania i mafiosi e i camorristi hanno la maggioranza dei consensi ma sarebbe difficile concluderne che siano pertanto i migliori rappresentati di quelle nobilissime popolazioni. Recentemente leggevo un giornalista governativo (ma non era il solo ad usare quell'argomento) che, nell'ironizzare sul caso Santoro (bersaglio ormai felicemente bipartisan), diceva che costui aveva la curiosa persuasione che la maggioranza degli italiani si fosse piegata di buon grado a essere sodomizzata da Berlusconi. Ora non credo che Berlusconi abbia mai sodomizzato qualcuno, ma è certo che una consistente quantità di italiani consente con lui senza accorgersi che il loro beniamino sta lentamente erodendo le loro libertà. Erodere le libertà di un paese significa di solito mettere in atto un colpo di Stato e instaurare violentemente una dittatura. Se questo avviene, gli elettori se ne accorgono e, se pure non hanno la forza di zione di colpo di Stato che è con lui cambiata. Al colpo di Stato si è sostituito lo struscio di Stato. All'idea di una trasformazione delle strutture dello Stato attraverso l'azione violenta il genio di Berlusconi è stato ed è quello di attuarle con estrema lentezza, passettino per passettino, in modo estremamente lubrificato.

Pensate alla inutile violenza con cui il fascismo, per fare tacere la voce scomoda di Matteotti, ha dovuto farlo ammazzare. Cose da medioevo. Non sarebbe bastato pagargli una buona uscita megagalattica (e tra l'altro non con i soldi del governo ma con quelli dei cittadini che pagano il canone)? Mussolini era davvero uomo rozzissimo. Quando una trasformazione delle istituzioni del Paese avviene passo per passo, e cioè per dosi omeopatiche, è difficile dire che ciascuna, presa di per sé, prefiguri una dittatura - e infatti quando qualche cassandra lo fa viene sbertucciata. Il fatto è che per un nuovo populismo mediatico la stessa dittatura è un sistema antiquato che non serve a nulla. Si possono modificare le strutture dello Stato a proprio piacere e secondo il proprio interesse senza instaurare alcuna dittatura.

Si può dire che il lodo Alfano prefiguri una tirannia? Sciocchezze. E calmierare le intercettazioni attenta davvero alla libertà d'informazione? Ma suvvia, se qualcuno ha delitto lo sapranno tutti a giudizio avvenuto, e l'evitare di parlare in anticipo di delitti solo presunti rispetta se mai la privatezza di ciascuno di noi. Vi piacerebbe che andasse sui giornali la vostra conversazione con l'amante, così che lo venisse a sapere la vostra signora? No, certo. E se il prezzo da pagare è che non venga intercettata la conversazione di un potente corrotto o di un mafioso in servizio permanente effettivo, ebbene, la nostra privatezza avrà bene un prezzo. Vi pare nazifascismo ridurre i fondi per la scuola pubblica? Ma dobbiamo risparmiare tutti, e bisogna pur dare l'esempio a cominciare dalle spese collettive. E se questo consegna il paese alle scuole private? Non sarà la fine del mondo, ce ne sono delle buonissime. È stalinismo rendere inguardabili i telegiornali delle reti pubbliche? No, se mai le vecchie dittature facevano di tutto per rendere la radio affettuosissima. Ma se questo va a favore delle reti private? Beh, vi risulta che Stalin abbia mai favorito le televisioni private?

Ecco, la funzione dei colpi di Stato striscianti è che le modificazioni costituzionali non vengono quasi percepite, o sono avvertite come irrilevanti. E quando la loro somma avrà prodotto non la seconda ma la terza Repubblica, sarà troppo tardi. Non perché non si potrebbe tornare indietro, ma perché la maggioranza avrà assorbito i cambiamenti come naturali e si sarà, per così dire, mitridatizzata. Un nuovo Malaparte potrebbe scrivere un trattato superbo su questa nuova tecnica dello struscio di Stato. Anche perché di fronte a essa ogni protesta e ogni denuncia perde valore provocatorio e sembra che chi si lamenta dia corpo alle ombre.

Pessimismo globale, dunque? No, fiducia nell'azione benigna del tempo e della sua erosione continua. Una trasformazione delle istituzioni che procede a piccoli passi può non avere tempo per compiersi del tutto, a metà strada possono avvenire smandrappamenti, stanchezze, cadute di tensione, incidenti di percorso. È un poco come la barzelletta sulla differenza tra inferno tedesco e inferno italiano. In entrambi bagno nella benzina bollente al mattino, sedia elettrica a mezzogiorno, squartamento a sera. Salvo che nell'inferno italiano un giorno la benzina non arriva, un altro la centrale elettrica è in sciopero, un altro ancora il boia si è dato malato… Tagliare la testa al re o occupare il Palazzo d'Inverno è cosa che si fa in cinque minuti. Avvelenare qualcuno con piccole dosi d'arsenico nella minestra prende molto tempo, e nel frattempo chissà, vedrà chi vivrà. Per il momento, resistere, resistere, resistere.

F. F.

martedì 4 maggio 2010

ITALIANISTAN: IL PAESE DELLE LIBERTA' PARZIALI

Freedom House è un istituto di ricerca, situato a Washington D.C. che ha come obiettivo la promozione della democrazia liberale nel mondo. Ogni anno questa associazione non governativa compila dei rapporti sulla libertà di stampa, con lo scopo di misurare il livello di libertà di stampa ed indipendenza editoriale raggiunto in ogni nazione del mondo. I gradi di libertà vengono inseriti in una scala da 1 (per i paesi più liberi) a 100 (per quelli meno liberi). In funzione dei risultati, le nazioni vengono quindi classificate in "Libere" (colore verde nella foto), "Semi-libere" (colore giallo), o "Non libere" (in rosso). Per vedere come è messa la nostra amata penisola (anche rispetto all'anno scorso) pubblico il seguente articolo apparso sul sito nuovaresistenza.org

L’Italia è un paese la cui stampa è parzialmente libera, come il Sudafrica, le Filippine, il Congo, la Thailandia e il Nepal, classificandosi al 72° posto nel mondo, sorpassati da Tonga (che l'anno scorso condivideva con noi il 73° posto) ma al pari di Hong Kong, Benin e India. (clicca qui per vedere la classifica). Lo dice il rapporto di Freedom House, organizzazione indipendente Usa fondata nel 1941 per garantire nel mondo le libertà, diffuso ieri in occasione della giornata mondiale della libertà di stampa. “La libertà d’espressione è fondamentale per tutte le altre libertà. L’ordinamento legislativo, le elezioni libere, i diritti delle minoranze, la libertà d’associazione, e un governo responsabile dipendono da una libertà di stampa che può mettere in pratica la sua funzione di controllo e vigilanza”, ha detto Jennifer Windsor, direttore esecutivo di Freedom House.
I paesi con una maggiore libertà di stampa sono, secondo il rapporto 2010, la Finlandia, l’Islanda, la Norvegia e la Svezia mentre gli Stati Uniti si classificano 24esimi e la Gran Bretagna 26esima. Come lo scorso anno, tra i paesi dell’Europa occidentale l’Italia è penultima e sola, con la Turchia, ad avere una stampa semi-libera nonostante la libertà di stampa sia tutelata nel nostro Paese dall’articolo 21 della Costituzione. Fino al 2003 la stampa italiana era considerata libera ma, a partire dal 2004, Freedom House ha relegato l’Italia nel gruppo dei paesi di fascia B. “Il ritorno al potere di Berlusconi nell’aprile 2008 gli ha permesso nuovamente di poter controllare fino al 90% delle emittenti televisive nazionali, mediante gli sbocchi alle (televisioni) pubbliche e le sue partecipazioni ai media privati”, dice l’edizione del 2009 commentando la realtà italiana e ricordando come “il primo ministro sia il principale azionista di Mediaset, del principale editore nazionale Mondadori e della più grande concessionaria di pubblicità Publitalia”. Secondo l’organizzazione di vigilanza Usa, la libertà di stampa è diminuita globalmente per l’ottavo anno consecutivo, con un calo regionale nell’Africa sub-sahariana, nell’America latina e nel Medio Oriente mentre l’unica area geografica a migliorare è l’Asia del sud. Inoltre, secondo il rapporto 2010, “Cina, Russia e Venezuela hanno sistematicamente violato la libertà di Internet e dei nuovi mezzi di comunicazione”. I paesi agli ultimi posti di questa classifica sono Libia, Birmania, Turkmenistan e Corea del Nord (196esima), paesi in cui la stampa è non-libera. Nel mondo, soltanto una persona su sei vive in un paese con una stampa considerata libera da Freedom House. “I giornalisti sono sempre più vittime di aggressioni e di omicidi, una tendenza sostenuta dall’impunità dei passati crimini”, dice il rapporto di Freedom House. Il 10 aprile scorso l’ultima vittima Reuters in Thailandia, Hiro Muramoto. Nei primi mesi del 2010, sono morti 24 giornalisti di cui 10 sicuramente esercitando la propria professione — 2 in Pakistan, 2 in Nigeria, 1 in Afghanistan, 1 in Angola, 1 in Messico, 1 in Yemen, 1 in Thailandia e 1 in Camerun — mentre 14 in contesti ancora non chiariti ma comunque oggetto d’indagine. Nel 2009 hanno invece perso la vita 96 giornalisti, 71 dei quali uccisi nel tentativo di svolgere il proprio mestiere. Ulteriori dettagli sono consultabili all’indirizzo cpj.org/killed/.
La giornata mondiale della libertà di stampa, celebrata ogni 3 maggio, è stata istituita nel 1993 dalle Nazioni Unite per promuovere una stampa libera e per ricordare i giornalisti che hanno perso la vita per e nel proprio lavoro.

Di seguito pubblico una simpatica lettera che forse potrà aiutarci a comprendere come mai ci troviamo tra i paesi semi-liberi:

- Salve, sono un cittadino dell'Italianistan !
- Vivo a Milano DUE in un palazzo costruito dal Presidente del Consiglio.
- Lavoro a Milano in una azienda di cui è mero azionista il Presidente del Consiglio
- Anche l'assicurazione dell'auto con cui mi reco a lavoro è del Presidente del Consiglio, come del Presidente del Consiglio è l'assicurazione che gestisce la mia previdenza integrativa.
- Mi fermo tutte le mattine a comprare il giornale, di cui è proprietario il Presidente del Consiglio
- Quando devo andare in banca, vado in quella del Presidente del Consiglio.
- Al pomeriggio, esco dal lavoro e vado a far spesa in un ipermercato del Presidente del Consiglio, dove compro prodotti realizzati da aziende partecipate dal Presidente del Consiglio.
- Alla sera, se decido di andare al cinema, vado in una sala del circuito di proprietà del Presidente del Consiglio e guardo un film prodotto e distribuito da una società del Presidente del Consiglio (questi film godono anche di finanziamenti pubblici elargiti dal governo presieduto dal Presidente del Consiglio).
- Se invece la sera rimango a casa, spesso guardo la TV del Presidente del Consiglio, con decoder prodotto da società del Presidente del Consiglio, dove i film realizzati da società del Presidente del Consiglio sono continuamente interrotti da spot realizzati dall'agenzia pubblicitaria del Presidente del Consiglio.
- Soprattutto guardo i risultati delle partite, perché faccio il tifo per la squadra di cui il Presidente del Consiglio è proprietario.
- Quando non guardo la TV del Presidente del Consiglio, guardo la RAI, i cui dirigenti sono stati nominati dai parlamentari che il Presidente del Consiglio ha fatto eleggere. Allora mi stufo e vado a navigare un po’ in internet, con provider del Presidente del Consiglio.
- Se però non ho proprio voglia di TV o di navigare in internet, leggo un libro, la cui casa editrice è di proprietà del Presidente del Consiglio.
- Naturalmente, come in tutti i paesi democratici e liberali, anche in Italianistan è il Presidente del Consiglio che predispone le leggi che vengono approvate da un Parlamento dove molti dei deputati della maggioranza sono dipendenti ed avvocati del Presidente del Consiglio, che governa nel mio esclusivo interesse!!!!!!!!!!!!!
- Per fortuna!



P.S. Se ancora vi state chiedendo come mai nessuno ha dato questa notizia al telegiornale la risposta mi sembra abbastanza evidente: se l'avessero data saremmo un paese libero.

Fabrizio Fusco

martedì 27 aprile 2010

Dov'è finito il profumo di Libertà?

Milano, Piazza della Scala, 24aprile2010, all'interno del Teatro si celebra la festa della Liberazione, con l'orchestra che suona l'Inno di Mameli e il Presidente della Repubblica Napolitano che fa il suo discorso, richiamando tutti all'unità, alla presenza dei vari Fassino, Berlusconi, Formigoni, Podestà, Bindi, Moratti. Il clima è perfetto, quasi idilliaco, tutto va a gonfie vele, tutti vanno d'accordo, tutti sono contenti. O forse questo è quello che si vuol far passare in televisione? Tutta la piazza e tutte le vie circostanti sono transennate e sorvegliate da uno stuolo di forze di polizia. Il punto più vicino all'ingresso del Teatro è a una cinquantina di metri. La massa di curiosi, che sperava di poter vedere da vicino i propri leaders, resta delusa, attaccata alle transenne, nella speranza di cogliere una mano, un lembo di giacca, una testa. Ma niente. I politici presenti sono talmente amati che non si fanno scorgere neanche da lontano, se non la Bindi, applaudita, e Formigoni, fischiato, che, sia per sfottere che per far apparire un'immagine di serenità alla televisione, saluterà con un ampio sorriso. Per il resto niente, i metri di distanza ed il numero di addetti alla sicurezza sono troppi, dalle varie auto blu potrebbe anche non essere nè sceso nè salito nessuno. L'atmosfera è surreale. Ed è necessario che sia così per chi basa la propria immagine solo sull'apparire in video, il contatto umano deve scomparire.

C'è un silenzio ovattato in tutta la piazza. Ma all'improvviso si sentono dei fischi e delle urla provenire dal lato sinistro del teatro. Questo è narrato nella prima parte del video. Dei dipendenti della Scala protestano contro i tagli alla cultura e alla lirica, vogliono entrare da un ingresso secondario per manifestare, per rendere nota la propria situazione, il proprio malessere. Non gli è permesso, da qui lo sontro con la polizia e qualche manganellata. Pian piano si sparge la voce di quanto accaduto. Ma niente di ciò è degno di essere raccontato dai media tradizionali.

Poco dopo si sente la voce di protesta di Piero Ricca, un noto giornalista, attivista e blogger che organizza settimanalmente degli speak corner, che cerca di svegliare le menti anestetizzate della piazza silenziosa, richiamando i valori della Resistenza. Resistenza che significa combattere ancora oggi contro le continue lesioni dei diritti fondamentali, ormai dati troppo per scontati. Tra curiosi, tra componenti di QuiMilanoLibera e tra chi riconosce in Piero un punto di riferimento per protestare, si crea intorno a lui una piccola folla. Per farsi sentire meglio inizia a parlare al megafono. Ma durerà poco. Le immagini questo raccontano. Non è tollerabile sentire una voce fuori dal coro. Il megafono gli viene portato via a forza, lui cerca di opporre resistenza, qualcuno cerca di aiutarlo, ma alla fine l'avranno vinta e si dilegueranno in pochi secondi. Ma la violenza subìta incoraggia ancor di più a protestare. Purtroppo ciò non sarà sufficiente per essere ritenuti una notizia dai telegiornali nazionali. Il dissenso non può essere trasmesso in televisione, che è la principale (se non l'unica) fonte di informazione per la maggior parte della persone. Se non vedo mai il dissenso, tenderò a conformarmi. Se nessuno protesta mai, significa che non ce ne è motivo, non sarò certo io ad inventarmene uno.

Questo è ciò che è successo. Io ero presente. Spesso se ne sente parlare, a volte vediamo anche dei filmati, ma vedere dal vivo la lesione di un diritto, vedere dal vivo un abuso di potere suscita una sensazione che tutti dovremmo provare, in modo tale da avere maggior indignazione ad ogni ingiustizia di cui riceviamo notizia. C'è adrenalina, c'è rabbia. Non si può pensare cosa è giusto o cosa è sbagliato, non se ne ha neanche il tempo. Si sa e basta, è ingiusto. E di fronte a un'ingiustizia non si può fare altro che intervenire, fare il possibile per impedirla. Così dovrebbe essere sempre, anche quando non ci riguarda direttamente. Sia per solidarietà, sia perchè un giorno potrebbe toccare a noi. Molti sono morti perchè noi oggi potessimo avvalerci dei diritti che abbiamo. Non lasciamo che la loro memoria venga calpestata e i loro sforzi restino vani, lasciando che questi diritti vengano logorati nell'indifferenza.

In quest'occasione è stato violata la libertà di manifestazione del pensiero, garantita dall'art. 21 della Costituzione.Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione. E non c'erano esigenze di ordine pubblico. E se ci fossero state, l'assembramento di persone doveva essere sciolto con un preavviso delle forze di pubblica sicurezza, che, se non rispettato, avrebbero dovuto intimare per tre volte lo scioglimento (con tre squilli di tromba). Questo prevede il Tulps (testo unico leggi pubblica sicurezza). Invito tutti a leggere come la nostra sicurezza sia in parte regolata da una regio decreto, fascista, del 1931. Per dare un'idea dell'avanguardia di quel testo, esso prevede anche il divieto di distribuire o mettere in circolazione scritti, disegni o immagini che divulgano, anche in modo indiretto o simulato o sotto pretesto terapeutico o scientifico, i mezzi rivolti a impedire la procreazione o a procurare l'aborto o che illustrano l'impiego dei mezzi stessi o che forniscono, comunque, indicazioni sul modo di procurarseli o di servirsene. (Previsione che ovviamente non può che essere disattesa.)

Si è riscontrato inoltre un abuso da parte di quei poliziotti (della Digos si presume) che, in borghese, non erano riconoscibili come pubblici ufficiali e che non hanno comunicato quale legge o regolamento si stava violando, non permettendo al cittadino di conoformavisi e anzi, eseguendo un'azione di sequestro. Tutto ciò senza la benchè minima necessità di operare con urgenza. A questo va' aggiunta l'impossibilità di identificare gli agenti e la conseguente impossibilità di fare un ricorso giurisdizionale contro tale azione.

Sono stufo di sentirmi dire che non siamo in una dittatura, che abbiamo tutti i diritti di cui abbiamo bisogno. Vero è che non siamo in una dittatura, ma è vero anche che a nessuno è concesso di rovinare, neanche con una piccola sbavatura, la pellicola del film che stanno creando per noi, il film che riscriverà completamente la realtà. O meglio, che creerà una realtà split, suddivisa, come la banana split. Ci sarà la realtà di quelli che stanno bene e che pensano che tutti stiano come loro. (In questa c'è una sottocategoria, la realtà di quelli che credono di stare bene, perchè così gli han detto di doversi sentire.) E ci sarà la realtà di quelli che stanno male, che sanno di stare male, che vedono come il film non corrisponda a verità, ma hanno la voce troppo debole, fanno fatica anche a comunicare tra loro, per il frastuono con cui è trasmessa in continuazione la realtà di plastica, plastica che non permette alle voci discordi di giungere nella realtà idilliaca al di là della barriera.

Obiettivo: con piccole azioni quotidiane, praticare dei forellini al plasticume. Se si è in tanti a farlo l'effetto sarà devastante. Il dissenso ed il malessere saranno finalmente percepiti da una marea di anime sonnecchianti. In questa marea ci sarà chi preferisce continuare a dormicchiare e chi preferisce pensare solo a sè stesso, ma saranno tanti quelli in cui si risveglierà un moto di solidarietà. Il pallone in cui vivevano si sgonfierà lentamente, niente potranno fare quei pochi che immettevano aria artificiale per mantenere apparenze e potere. Finalmente tutti potranno respirare un'aria con un'essenza nuova, forse mai provata prima. Risulta difficile dare una definizione, un nome, ma il ricordo di una sensazione sopraggiunge, dai primordi della memoria, l'odore di questa nuova brezza è come se fosse il sapore della madeleine, è un ricordo piacevole, ricco, finalmente è chiaro: è profumo di verità, è profumo di libertà.

Jacopo De Angelis

Oggi se ne respira poco, ma dobbiamo cercarlo nei nostri ricordi primordiali. Lì l'ho trovato quando ho cercato di evitare quella violenza.

P.S. Questo è un commento di un artista del coro della Scala, che ho trovato nel blog di Ricca. "Buongiorno, sono un artista del coro del Teatro alla Scala.Ieri, eravamo riuniti per esprimere CIVILMENTE il nostro dissenso al decreto di Bondi, con uno striscione che recava le paroleNO AL DECRETO INFAME - VIA I BANDITI DALL’ANFOLSCi hanno impedito CON LA FORZA di esporlo,tentando dapprima di sequestrarlo, poi, tra spintoni di energumeni in borghese, permettendoci di aprirlo solo all’ingresso della galleria Vittorio Emanuele, ben distanti dal nostro Teatro e soprattutto dalle telecamere.Dopo aver comunque manifestato là dove era possibile, ci siamo recati TUTTI all’ingresso artisti in via Filodrammatici 2, sotto i portici, lo stesso ingresso per il quale ogni giorno transito per andare a lavorare. Ma senza striscione.Lì giunti, dapprima ci hanno impedito l’accesso al Teatro, nonostante esponessimo il pass di cui siamo dotati(rimarco che ieri sera, quando sono andati via tutti, abbiamo fatto una replica del Simon Boccanegra con Placido Domingo, come in cartellone), poi hanno schierato un cordone nutrito di forze dell’ordine in tenuta antisommossa (!) per impedirci il transito sotto il colonnato.Eravamo tanti, artisti del coro, orchestrali, tecnici, personale di sala, sarte…in un istante mi sono visto davanti un enorme scudo in plexiglass, che “proteggeva” un tutore dell’ordine con casco e manganello in mano.Bene, quel manganello è partito, colpendo un tecnico che era alla mia destra!Abbiamo cercato di fermare quelle mani con il manganello alzato, uno di noi ci è riuscito, afferrando il polso del “valoroso” tutore dell’ordine…dietro di lui un suo collega, forse infastidito dal gesto, ha sferrato un PUGNO, colpendo sul naso e facendo sanguinare il proprietario di quella mano che aveva osato fermare il manganello.W l’Italia e la Resistenza, intanto, si proclamava all’interno del Teatro.Con Berlusconi seduto sorridente in platea e gli artisti della Scala presi a sprangate fuori." Luciano BuonoArtista del Coro del Teatro alla Scala