Raffaello Sanzio, "La scuola di Atene". Tema: la facoltà dell'anima di conoscere il vero.

giovedì 1 aprile 2010

Regioniamoci su: chi ha vinto queste elezioni?

In Italia le Regioni sono 20, di cui una divisa nelle Province autonome di Trento e Bolzano. In questa tornata elettorale non si è votato in 7 Regioni: quattro sono del centro-destra (Friuli, Sardegna, Abruzzo e Molise), mezza è del centro-sinistra, ossia la Provincia di Trento, due sono autonome (Valle d’Aosta e Bolzano) e un discorso a parte vale per la Sicilia, il cui governatore, dopo essere stato eletto con l’appoggio del PdL, ha fatto un rimpasto con il PD, dichiarando anche che il Berlusconismo è al tramonto. Quindi senza tener conto di quest’ultima Regione, la situazione precedente a queste votazioni era di 12 a 6, poichè nelle 13 in cui si è votato solo Lombardia e Veneto erano del centro-destra.
Quindi, nonostante in questa tornata elettorale figuri un 7 a 6 per il centro-sinistra, il risultato complessivo è positivo per il centro-destra, essendosi ribaltata la situazione: da un 12 a 6, ad un 8 a 10. E il grande cambiamento non riguarda solo il numero di Regioni, ma anche la quantità di persone che saranno amministrate dalla destra anzichè dalla sinistra: 17milioni tra Campania, Calabria, Lazio e Piemonte. La destra si è inoltre confermata in Lombardia e in Veneto. La sinistra ha mantenuto solo Liguria, Toscana, Emilia-Romagna, Umbria, Marche, Puglia e Basilicata.

Riscontrata la vittoria del centro-destra, è opportuno trattare i singoli dati a livello nazionale. Non solo è opportuno, ma è anche necessario inoltrarsi in questo tipo di analisi, perchè nonostante siano state elezioni regionali, i temi trattati in campagna elettorale sono stati sempre gli stessi, incastonati nella continua lotta tra Governo ed Opposizione, lotta che non permette di concentrarsi sugli argomenti rispetto ai quali i futuri eletti saranno effettivamente chiamati a decidere. Lo stesso vale per qualsiasi altra occasione in cui il Cittadino è chiamato ad esprimersi: per le Europee si è sentito poco parlare di Europa, e lo stesso vale per le Provinciali e le Comunali. Addirittura in un piccolo comune di 20mila abitanti, ho sentito il candidato PdL vantarsi dei rifiuti di Napoli e del terremoto de L’Aquila.
Detto ciò risulta chiaro come ad ogni elezione, ai Partiti interessi di più avere un riscontro generale della situazione, che occuparsi delle proposte utili per le votazioni. Basti vedere come si è speso il nostro Presidente del Consiglio nell’ultimo mese, facendo anche giurare i candidati presidenti di rispettare il programma da lui dettato.

Elemento protagonista è stata l’astensione, un italiano su tre non ha votato. Le cause possono essere molteplici, ma non è questa la sede per indagarle. Ci sono anche altri dati molto significativi. Delle 26milioni di persone che hanno votato (che sono il 64% dei 41milioni aventi diritto in queste 13Regioni), 1milione non ha espresso validamente il proprio voto. Ciò vuol dire che il 4% di quelli che hanno votato ha invalidato il proprio voto,vuoi di proposito (magari lasciando in bianco o insultando) vuoi per errore. Di quelli che hanno espresso validamente il proprio voto, il 10% (2milioni 700mila) ha votato solo per la lista regionale e non per quella provinciale.
Dai listini si può dedurre il risultato generale delle coalizioni prese per intero: si vede dunque che il centro-destra ho ottenuto 12milioni 160mila voti, contro gli 11milioni del centro-sinistra.
Per vedere i dati del singolo Partito dobbiamo invece riferirci alle liste provinciali, per le quali hanno votato solo 22,5 milioni di persone, praticamente la metà del totale.
A questo dato sconcertante, aggiungerei quante preferenze sono state espresse, in risposta a quelli (tra cui ci sono anch’io) che sostengono la reintroduzione delle preferenze anche per le Elezioni Politiche. Per ricavare il dato percentuale, mi sono riferito solo alla provincia di Milano, che suppongo possa essere un buon esempio. Le preferenze espresse, rispetto al numero dei voti dati alla lista, vanno dal 6% di Forza Nuova, al 30,6% di Rifondazione Comunista, ma in generale la media è attestabile intorno al 20% (29%PdL-16%Lega-21%PD-16%IdV-23%UdC-29%Sinistra e Libertà). Ciò significa che 4 elettori su 5, pur potendo, non hanno espresso la preferenza. Il che sembra piuttosto poco in un Paese che si continua a lamentare dello scarso peso decisionale del singolo cittadino.

Vediamo quindi come sono andati i singoli partiti, nel cui conteggio dei voti tengo conto anche delle liste civiche del candidato presidente, i cui voti sono presumibilmente da attribuire al rispettivo partito.
Pdl- 7milioni 216mila (32,1%) (inclusi in particolare anche i 640mila voti della lista Polverini)
PD- 6milioni 304mila (28,1%)
LegaNord- 2milioni 811mila (12,5%)
IdV- 1milione 585mila (7,1%)
UdC- 1milione 532mila (6,8%)(775mila da sola-170mila a sx-506mila a dx)
Sinistra e Libertà- 679mila (3%)
RifondazioneComunista- 616mila (2,8%)
Il PdL ha quindi preso 1milione di voti più del PD, ma in un turno elettorale, un Partito, per sentirsi ed essere effettivamente vincitore, deve essere migliorato rispetto all’elezione precedente, che così può essere presa a parametro della reazione dei Cittadini alle proprie azioni tra le due votazioni, vedere se premiano o castigano.
Mi sembra inutile andare a guardare le precedenti Regionali del 2005, o le Politiche del 2008, perchè come ho già detto prima, qualsiasi votazione assume sempre valenza nazionale. Confrontiamo quindi questi dati con quelli delle Europee di giugno 2009, che risalgono a 10mesi fa, facendo però alcune annotazioni.
Anzitutto le Europee, nonostante la loro nazionalizzazione, destano meno interesse, e quindi il voto può essere dato più alla leggera e senza ragionare in ottica di coalizione. Secondo, possono essere date tre preferenze. Di ciò hanno approfittato alcuni partiti, in particolare PdL e IdV (quest'ultimo ha seguito il primo), che si sono giocati i volti più noti della politica nazionale, ben sapendo che anche se eletti non avrebbero rinunciato all’incarico parlamentare (vedi Berlusconi, La Russa o Di Pietro), personalizzando così il voto, ancor più che nelle odierne Regionali.
Per ottenere un dato il più vicino possibile alla realtà, al numero di voti che ogni partito a ottenuto alle Europee, vanno sottratti quelli delle sette regioni che non hanno dovuto rinnovare il proprio Consiglio Regionale. L’affluenza è stata simile (65%Europee-64%Regionali) ma tra schede invalide e liste provinciali non votate, la distanza dei voti di cui tener conto per osservare le preferenze partitiche aumenta (61%Europee-55%Regionali). Per questo pur riportandolo, il dato più rilevante non è il numero di voti, ma la percentuale dei voti sul totale. (In ogni caso un numero di voti inferiore può comunque essere segno di disaffezione).
PdL- 9milioni 230mila (37%)
PD- 6milioni 963mila (27,96%)
LegaNord- 2milioni 946mila (11,8%)
IdV- 2milioni 46mila (8,2%)
UdC- 1milione 626mila (6,5%)
Sinistra e Libertà- 834mila (3,4%)
RifondazioneComunista- 912mila (3,7%)

Vediamo quindi che tutti perdono voti: il PdL 2milioni- il PD 600mila- la Lega e l’UdC 100mila- l’IdV 500mila- Sinistra e Libertà 150mila- Rifondazione 300mila.
Osserviamo però le variazioni percentuali:

PdL -5%
Pd +0,14%
LegaNord +0,7%
IdV -1,1%
UdC +0,3%
Sinistra e Libertà -0,4%
RifondazioneComunista -0,9%

Il dato che più balza all’occhio, sono i due milioni di persone che non hanno più votato PdL e il suo calo del 5% in queste 13 regioni.
Da notare anche il Movimento 5 Stelle di Grillo, che presentandosi in appena 5 regioni, ha ottenuto ben 515mila voti, un 2,3%sul totale.
Si vede inoltre la quasi impercettibile risalita del PD e la continua crescita della Lega.
Se si andasse a votare ora per le Politiche, estendendo fittiziamente questi dati a tutte le regioni (si tratterebbe di 10milioni di persone in più), la situazione sarebbe in bilico. Ricordando infatti i dati iniziali, tra centro-destra e centro-sinistra c’è una forbice di 1milione 160mila voti. Ipotizzando un fronte unito contro la destra di Berlusconi, si può immaginare che i 506mila voti che l’UdC gli ha concesso in queste regionali, passino a sinistra,così come i 775mila ottenuti correndo da sola, allo stesso modo i 515mila dei Grillini, che pur essendo contro entrambi i poli, potrebbero anche essere disposti a ‘sacrificarsi’ per battere Berlusconi. Ci sarebbe così un rovesciamento, con una vittoria del centro-sinistra con 12milioni 700mila voti contro gli 11milioni 500mila del centro-destra.

Ho giocato molto con i numeri, ma ovviamente è bene che i voti si spostino non per essere ‘contro’ qualcuno, ma perchè ci siano state proposte degne di costituire un’alternativa valida.
Ho comunque così dimostrato, ed è importante ricordarlo, che per il momento Berlusconi non rappresenta la Maggioranza degli italiani, bensì poco più di 1/4 (per quanto riguarda queste regionali solo 12milioni su 41milioni), dovendo tener conto di astensioni e invalidità varie. Ha quindi sì l’onore di rappresentare tutti quanti, (non essendoci alternativa a un Governo della maggioranza relativa nel nostro sistema elettorale), ma contemporanemente ha il dovere di portare avanti gli interessi di tutti, e non solo quelli di coloro che lo hanno votato ed i propri. A maggior ragione quando quasi 3/4 degli italiani non lo hanno votato.
Jacopo De Angelis

LE LISTE (POCO) PULITE DELLA LOMBARDIA

Berlusconi questa volta ne era certo, l’aveva promesso a tutti e del resto si sa che quando il nostro premier promette qualcosa fa di tutto per non deludere i suoi elettori: all’inizio della campagna elettorale, quando promise liste pulite per le elezioni regionali, tutti lo derisero, persino alcuni dei suoi alleati erano parecchio scettici, ma lui non diede peso a tutte le calunnie e si fece paladino della lotta alla corruzione, tanto da farla diventare il suo cavallo di battaglia.

Le elezioni sono finite e un dato è certo: Berlusconi è ancora il leader indiscusso e lo è in particolare in Lombardia, dove i consensi sono alle stelle. Ed è così che il governatore uscente, Roberto Formigoni, si prepara al suo quarto mandato: la coalizione PdL e Lega ha ottenuto il 56,1% dei voti contro il misero 33,27% della coalizione PD, IDV e Sinistra Ecologia e Libertà, guidata da Filippo Penati che incassa la sua seconda sconfitta in meno di un anno (nel 2009 battuto da Guido Podestà alla provincia di Milano e ora da Formigoni per la presidenza della regione).

Gli elettori della sinistra però devono stare tranquilli: Berlusconi ha promesso liste pulite e quindi non si ripeteranno più casi come quello dell’assessore Prosperini, arrestato per tangenti, o di Lady Abelli (Rossana Gariboldi), arrestata nell’inchiesta sui fondi neri per la bonifica del quartiere Milanese Santa Giulia, o ancora casi come quello del consigliere Rinaldin, arrestato per truffa aggravata e falso ai danni della regione Lombardia, di corruzione e finanziamento illecito nell’ambito dell’inchiesta sul lido di Menaggio a Como.

Ma ora basta: le liste devono rimanere pulite!

A neanche un giorno dalle elezioni si scopre che l’assessore uscente Massimo Ponzoni, rieletto al Pirellone (sede degli uffici della giunta regionale in Lombardia) nella provincia di Monza con 11069 preferenze, è indagato per bancarotta fraudolenta, assieme a moglie e cognato, nell’inchiesta sul fallimento dell’immobiliare “Il Pellicano”. Ponzoni e famiglia detenevano il 17,5% delle quote della società; le restanti quote appartenevano a Massimo Buscemi (17,5%), già assessore regionale, ora rieletto al Pirellone, a Giorgio Pozzi (17,5 %), già consigliere regionale, ora rieletto al Pirellone, la già nominata Rossana Gariboldi (17,5 %) ed il restante 30% a Sergio Pennati, un imprenditore per ora estraneo alla politica.

Sempre per restare in famiglia, il marito della ormai pluri citata Rossana Gariboldi, Gian Carlo Abelli, già deputato in Parlamento per il PdL, è stato anche lui stranamente rieletto al Pirellone; su “il faraone”, come viene simpaticamente soprannominato, ci sarebbe parecchio da dire: in primis Abelli agiva come procuratore del conto “Associati”, presso una banca di Montecarlo, dal quale sono passati 2,4 milioni di euro di fondi neri per i quali la moglie ha già patteggiato due anni di reclusione con pena sospesa, dopo aver trascorso tre mesi in carcere, pagando 1,2 milioni di euro; in secundis, cosa assai più grave, Abelli, negli anni ’90, agevolò Giuseppe Poggi Longostrevi, in cambio di una tangente di oltre 72 milioni del vecchio conio, organizzatore di una truffa sanitaria ai danni della regione Lombardia per oltre 60 miliardi di lire (dopo aver giustificato la tangente come versamento per una consulenza, Abelli fu processato per false fatture ma fu assolto dall’accusa di frode fiscale perché nel frattempo il governo Berlusconi emanò una legge che depenalizzava la falsa fatturazione).

Per adesso, l’obbiettivo liste pulite, almeno in Lombardia, sembra essere fallito, ma c’è dell’altro: il consigliere regionale Gianluca Rinaldin, anche lui già citato, dopo aver trascorso 44 giorni agli arresti domiciliari, torna in politica e lo fa facendosi rieleggere proprio al Pirellone per la provincia di Como.

Ma in Lombardia, e soprattutto in provincia di Milano, i problemi gravi sono ben altri: i clan della ‘ndrangheta Papalia-Barbaro, infatti, sembrano ormai totalmente ramificati in regione e a fare gli interessi dei boss è un immobiliarista, Alfredo Iorio, un uomo molto scaltro che ha capito che senza contatti politici è difficile concludere affari importanti. Nelle intercettazioni messe in atto dalla Guardia di Finanza di Milano sul telefono di Iorio è emerso che l’immobiliarista avesse contatti con tre politici eletti al Pirellone con la lista del PdL: “Noi abbiamo Stefano Maullu, abbiamo Colucci, abbiamo Giammario”. Ovvero Stefano Maullu, vice-coordinatore provinciale del PdL e assessore regionale, ora rieletto al Pirellone; Alessandro Colucci, già consigliere regionale, ora rieletto al Pirellone; Angelo Giammario, capogruppo PdL al comune di Milano, ora anche lui eletto al Pirellone.
Le indagini sono ancora in corso e per adesso non è stato preso nessun provvedimento nei confronti dei tre, quindi non è detto che fossero consapevoli del sostegno che fornivano a Iorio… Certo è che le intercettazioni a loro carico sono molto pesanti e mi chiedo come mai, con tutti i militanti PdL in Lombardia, non si è deciso di escludere i tre dalle liste in favore di altri (magari un po’ più puliti).

Per quanto riguarda invece la lista bloccata che accompagnava Formigoni in Lombardia, ce l’hanno fatta solo in otto:
1) Roberto Formigoni: già presidente di tre mandati, quindi ineleggibile per la legge n°165/2004; inoltre il 1 dicembre 2009 ha ricevuto un avviso di garanzia, assieme a Letizia Moratti (sindaco di Milano) e Guido Podestà (Presidente della provincia di Milano), nell'ambito di un'inchiesta su ambiente e inquinamento, per lo sforamento dei limiti di inquinamento del PM10, previsti in 35 giorni l'anno
2) Paolo Valentini Puccitelli: sostituisce Gibelli al secondo posto per evitare che, in caso di decadenza di Formigoni, la regione passi ad un leghista
3) Doriano Riparabelli: militante PdL, ex Forzista e addetto al palco di Silvio Berlusconi che recentemente è stato picchiato nella sede PdL di viale Monza a Milano dal collega Stornaiolo, ex AN, per discordanza di opinioni; il suo nome è stato inserito all’ultimo momento nella lista, a discapito del candidato proposto dal ministro Bondi, poiché insoddisfatto per l’esclusione (questa fu una delle cause che portò alla necessità di presentare firme invalide)
4) Roberto Alboni: ex militante di AN che propose di arruolare squadre di falchi per combattere la minaccia dei piccioni in piazza Duomo
5) Nicole Minetti: ex showgirl e igienista dentale di Silvio Berlusconi, una delle tante “veline” criticate per scarse competenze politiche anche se dotate di procaci curve
6) Giorgio Puricelli: fisioterapista del Milan
7) Andrea Gibelli: esponente della Lega Nord che si è auto-proclamato successore di Formigoni e proprio per questo motivo è stato declassato dal secondo al settimo posto
8) Cesare Bossetti: arrestato in passato con l' accusa di reticenza dopo una deposizione come teste

Dulcis in fundo è stato eletto nella lista della Lega Nord di Brescia Renzo Bossi, figlio di Umberto, soprannominato dal padre “la trota”, anziché il delfino, poiché bocciato per tre anni di seguito alla maturità ed inoltre noto alla cronaca come geniale inventore di un giochino su internet chiamato “rimbalza il clandestino” e aderente ad un gruppo del social network Facebook intitolato “legittimo torturare i clandestini”.

Purtroppo, dopo una breve analisi dei candidati eletti, posso affermare che l’obbiettivo liste pulite sembra essere totalmente fallito, ma non disperatevi cari elettori: siamo lo stesso in ottime mani…

Amodeo Emanuele

lunedì 22 marzo 2010

Obama, il presidente di tutti. Berlusconi, il presidente di pochi


Mentre in America viene approvata la più importante riforma sanitaria della storia Americana, che garantirà assistenza a più di 32 milioni di cittadini, oggi il dibattito politico in Italia è concentrato sul reale numero di partecipanti alla manifastezione del PdL di sabato scorso a Roma.
Di una cosa sono certo: ai cittadini Italiani non interessa se i partecipanti erano 150 mila, come detto dalla questura, o un milione, come sostiene il governo. A noi interessa conoscere i costi della sanità nelle regioni, la differenza di spesa tra pubblico e privato e soprattutto come fare a migliorare l'offerta sanitaria delle fatiscenti agenzie ospedaliere pubbliche che ogni giorno ci offrono un servizio sempre più scadente.
E allora caro Berlusconi e cari ministri voi tutti, è bello riempirsi la bocca di promesse e slogan elettorali ma noi siamo stufi di parole: è ora che il governo del fare si metta veramente a fare qualcosa di utile ai cittadini, e non mi riferisco alla riforma della giustizia che serve a pochi ma ad una riforma sanitaria che serva a tutti.
E' proprio qui che sta la differenza principale tra il nostro governo e quello americano: mentre il nostro ci riempie la testa di promesse, quello Americano queste promesse le mantiene.

Questo video contiene delle perle di saggezza di Berlusconi e soci all'indomani dell'elezione di Barack Obama; inoltre un sagace commento del grandissimo Michele Serra (min. 4:20) sulle uscite del premier...

Buona visione:



E ora un pò del tanto amato e odiato Marco Travaglio con il suo PierBarack Berlusconi:

mercoledì 17 marzo 2010

LA VERITA' FA ESSERE LIBERI


Questi ultimi mesi di “bagarre” politica fatti di ladri che diventano grandi statisti, di prescrizioni che diventano assoluzioni, di firme irregolari e firme validissime, di Milioni di panini mangiati, di piazze semivuote secondo alcuni e gonfie fino a scoppiare per altri, mi portano a fare delle considerazioni sul concetto di verità e sulla veicolazione di essa ai giorni nostri.
CHE COS'E' LA VERITA'?
Verità: Qualità di ciò che è vero, ossia pienamente conforme alla realtà oggettiva, che è effettivamente avvenuto. Questa è la definizione da vocabolario, quella che daremmo tutti noi e che dovrebbe valere sempre. Tuttavia esiste un altro tipo di verità, una verità più subdola che si insinua nella mente della gente a furia di essere ripetuta, che diventa tale senza bisogno di riscontri oggettivi, ma non con meno forza e credibilità. E' la verità che spaventa perchè plasma gli avvenimenti ad uso e consumo di chi vuole creare un storia diversa, una strada alternativa alla realtà dei fatti. Come in un mondo “Orwelliano” dominato dalla propaganda del partito, tutto può essere vero come nulla: “la cosa più spaventosa era che poteva essere tutto vero. Se il partito poteva impossessarsi del passato fino a dire, di questo o di quell'altro avvenimento, non è mai successo... non era più spaventoso che soltanto la tortura o la morte?”
LE FONTI DELLA VERITA'
La nozione, pertanto, può svuotarsi completamente di significato, nel peggiore dei casi essere addirittura l'opposto della realtà, ma risultare comunque vera, dando vita ad un paradosso pericoloso. Dipende da chi viene pronunciata.
Così se una notizia viene data dal giornalista Tizio o dal politico Caio, che godono della mia simpatia e fiducia, sarà vera a prescindere e occorrerà un impegno ulteriore, al quale non tutti sono disposti, per verificare l'effettiva esattezza dell'informazione. Questo perché la ricerca della verità non è semplice. E' un percorso ad ostacoli, che il più delle volte viene considerato scomodo e di scarso interesse. Molto più semplice accettare la realtà per come ci viene presentata, “ingurgitare” direttamente l'informazione senza fare sforzi. Per mancanza di tempo o per altri fattori il cittadino medio delega indirettamente giornalisti e politici affinchè analizzino i fatti per lui, li sceglie in base alla qualità dei loro interventi in televisione o per i loro articoli sui giornali oppure molto più semplicemente per la loro appartenenza politica e su ciò basa il proprio pensiero e di conseguenza il proprio voto. Fin qui tutto normale. Il problema sorge nel momento in cui la possibilità di scegliere viene meno, quando la verità viene stabilita a tavolino e recitata come un copione da quasi la totalità delle fonti, quando le voci fuori dal coro vengono zittite, anche brutalmente se necessario, quando anche una semplice trasmissione pomeridiana si trasforma in uno strumento quotidiano di propaganda del non pensiero, quando chi vuole scrostare questa superficie omertosa è costretto a glorificare i pochi superstiti dell'informazione libera. Un fatto falso può diventare vero se ripetuto mille volte, allo stesso tempo un fatto vero se ripetuto troppo poco può diventare falso. Da qui si può capire l'importanza delle fonti, il suo peso sul gioco.
CONCLUSIONE
Dove si trova? E quante ne esistono? Queste potrebbero essere le ultime domande per capire con precisione il concetto di verità. Ebbene la verità può trovarsi unicamente in due posti: nei documenti e nelle nostre teste. I primi sono facilmente modificabili operando delle censure e riscrivendo i testi. Per le menti invece bisogna agire in maniera più subdola. Piano piano bisogna distribuire piccole pillole di bugie tra la gente, vedere come questa reagisce per aggiustare il tiro, affermare e poi negare, ripetere fino alla noia, e man mano alzare il livello. In poche parole ciò che si dice lavaggio del cervello. Se il trucco riesce basta un sorrisone a trentadue denti a favor di camera, un po' di cerone sul viso e si può dire e disdire di tutto. Per la serie “non è che vero che ho detto quello che ho appena detto”. E' di tutta evidenza che ciò potrà avvenire solo se si posseggono dei mezzi di comunicazione all'altezza. La verità appare quindi come un qualcosa di molto fragile e instabile; un bellissimo vaso di vetro in bilico su di un piedistallo, pronto a cadere alla minima scossa e a frantumarsi in tante piccole verità se non viene difeso adeguatamente.
Il sovvertimento dell'evidenza è possibile. Come conferma prendo ancora ad esempio le parole di George Orwell nel suo libro capolavoro 1984: “Perché dopo tutto, in che modo sappiamo che due e due fanno quattro? O che esiste la forza di gravità? O che il passato non si può mutare? Se sia il passato sia il mondo esterno esistono solo nella mente, e se la mente stessa è soggetta ad essere controllata... che ne segue?” e ancora “Il partito raccomandava di non badare alla prova fornita dai propri occhi e dalle propie orecchie. Era l'ordine finale, il più essenziale di tutti. Eppure lui aveva ragione! Loro avevano torto e lui aveva ragione. Le cose ovvie, le cose semplici, le cose vere dovevano essere difese. Le verità evidenti erano vere, non ci potevano essere dubbi, su questo! Il mondo concreto esisteva, le sue leggi non mutano. Le pietre sono dure, l'acqua è liquida, gli oggetti privi di sostegno cadono verso il centro della terra. Sempre pensando che stesse scrivendo a O'Brien e con l'idea di stare enunciando un importante assioma, egli scrisse:
La libertà consiste nella libertà di dire che due più due fanno quattro. Se è concessa questa libertà, ne seguono tutte le altre.”


Fabrizio Fusco

GENERAZIONE ITALIA: UN NUOVO PARTITO?


Non è passato molto tempo da quel indimenticabile 22 marzo di un anno fa, quando il presidente di Alleanza Nazionale, Gianfranco Fini, dichiarò la fine del partito in favore della confluenza nel PdL; già allora gli interrogativi e le perplessità erano parecchie ed oggi, dopo appena un anno, questi dubbi ritornano a galla e ci vengono nuovamente riproposti proprio da quei politici che li avevano sollevati.

“Il PdL dovrà essere un partito ampio, plurale, inclusivo, unitario. Ma unitario non vuol dire un partito a pensiero unico, c'é una contraddizione tra pensiero unico e popolo della libertà, perché col pensiero unico manca la libertà". Questa è solo una parte del discorso di Fini in occasione, appunto, dello scioglimento di AN ed è importante evidenziare come l’aspetto di un pensiero globale stia alla base dell’intesa tra ex aennini ed ex forzisti. Il PdL "ha un leader che è Berlusconi ed è di tutta evidenza", ma "una leadership forte e riconosciuta non significa il culto della personalità", ha precisato in seguito Gianfranco Fini.

D’altro canto, però, lo stesso Fini, si è reso conto che il partito, e dunque il governo, vive solo per merito del premier che, grazie al suo potere carismatico, e diciamo anche grazie al suo fare populista, è riuscito ad ottenere una schiacciante maggioranza; l’unico modo per evitare di finire in questo “culto” è dunque quello di mantenere sempre costante la propria linea politica senza dover cedere a nessun compromesso.


Questo aspetto è decisamente chiaro al Presidente della Camera ma quando la propria linea politica è totalmente discordante con quelle del proprio alleato allora bisogna correre al riparo: con un articolo scritto dal direttore del “Giornale” Vittorio Feltri (14/03/2010), viene annunciata la nascita di “Generazione Italia” un’associazione politica che prenderà piede il 1° aprile e che sarà gestita dal vice Presidente del PdL alla Camera Italo Bocchino, uomo da sempre vicino al Presidente Gianfranco Fini. I promotori di questa associazione hanno dichiarato da subito che non vi è alcun malcontento all’interno del partito e soprattutto nessuna volontà di costituirne uno nuovo, infatti, Generazione Italia, nasce solo in funzione di una nuova politica nel Pdl con l’obbiettivo di una migliore organizzazione all’interno del territorio e ad un maggiore coinvolgimento della gente, grazie anche ad un quotidiano on-line.

Tutto ciò, però, può insospettire i più attenti perché, infatti, di associazioni simili ce ne sono già parecchie, come la neo-nata “Promotori della Libertà”, voluta dal presidente Silvio Berlusconi e coordinata dal Ministro del Turismo Michela Brambilla, e, cosa ancora più importante, il PdL può già far vanto di un’ottima organizzazione territoriale: ne sono un esempio gli innumerevoli circoli sparsi per tutti i comuni Italiani. E allora la domanda sorge spontanea: perché l’esigenza di una nuova associazione?

L’insoddisfazione del Presidente della Camera nei confronti del suo partito è ormai cosa nota a tutti e dunque si potrebbe pensare che Generazione Italia sia il primo passo verso una scelta di campo diversa ma a frenare queste facili previsioni ci pensa lo stesso Fini che dichiara: “il PdL l’ho co-fondato e non lo lascio agli altri”; certo è che dopo tutte le dichiarazioni degli ultimi tempi risulta veramente difficile credere che il Presidente non abbia mai pensato di lasciare una volta per tutte quel partito così lontano dalla sua ideologia politica.

Per non rischiare di cadere in congetture prive di fatti che ne dimostrerebbero la veridicità mi limito soltanto ad ipotizzare che la nascita di questa associazione sia un’ottima trovata dello stesso Gianfranco Fini per calmare quegli animi insofferenti all’interno del PdL che non sono più in grado di accettare la leadership di Berlusconi e soprattutto che non sopportano più le pretese e la volgarità degli alleati Leghisti.

Per adesso all’interno del PdL non è stata sollevata alcuna perplessità; solo una voce si è fatta sentire, quella del Ministro Umberto Bossi, che si dichiara completamente indifferente alla vicenda, a meno che non si intralci il tanto agognato federalismo.



Amodeo Emanuele

lunedì 15 marzo 2010

IL MANGIABAMBINI

Ma quale Fascista?? Ma quale piduista mafioso?? Questo video svelerà il terzo mistero di fatima, ovvero qual è la vera identità politica di Silvio Berlusconi?

sabato 13 marzo 2010

COSA SOSTENIAMO?

Abbiamo solo un pianeta. Di questo pianeta più o meno il 25% è ecologicamente produttivo, cioè produce massa vegetale. A scuola impariamo che la circonferenza del pianeta è di 40mila chilometri e che siamo in circa 6 miliardi, quindi ogni studente riesce a calcolare che abbiamo a disposizione 1,8 ettari a testa. Questo è il budget su cui possiamo contare, quindi se qualcuno vi chiede che cosa significa "sostenibilità", è molto semplice: come possiamo avere la migliore vita all’interno di questo budget limitato che abbiamo.”
Mathis Wackernagel

La sfida dello “sviluppo sostenibile” lanciata a Rio de Janeiro nel 1992 ha focalizzato l’attenzione della comunità internazionale sulla compatibilità tra ambiente ed economia. Gli impatti sulla natura generati dalle nostre economie sono oggi di tale entità da rischiare di compromettere le capacità rigenerative e produttive degli ecosistemi.
Dalla metà del secolo scorso la conoscenza scientifica sul ruolo dell’uomo nella natura ha ampiamente affinato la capacità di comprensione degli effetti della pressione umana sui sistemi naturali della Terra. Già nel 1957 il lavoro di due grandi ricercatori, lo statunitense Roger Revelle (1909-1991), oceanografo e l’austriaco Hans Huess (1909-1993), geologo e paleontologo, registrava la dimensione planetaria della crisi della relazione antropica con i sistemi naturali. La loro ricerca considerava lo scambio di anidride carbonica tra atmosfera e oceano e la questione dell’incremento dell’anidride carbonica nella composizione chimica dell’atmosfera. La consapevolezza di un’interferenza globale dovuta alla pressione umana sui grandi cicli della natura, diventò sempre più evidente ai due ricercatori che proprio in questo lavoro scrissero:
Così gli esseri umani stanno compiendo un esperimento di geofisica su larga scala, di un tipo del quale non avrebbe mai potuto effettuarsi in passato”.
Il tema ambientale venne in seguito affrontato negli anni ’70 a Stoccolma, nel primo incontro mondiale sull’ambiente. In quell’occasione si posero le basi per una più incisiva regolamentazione delle attività umane, aventi rilevanti conseguenze ambientali. Basti pensare all’approvazione in sede CEE del primo programma di azione ambientale 1973-1977 e all’impulso che le direttive comunitarie impressero alle normative nazionali per la tutela dell’ambiente.
In quegli stessi anni l’Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico (OCSE), che riunisce i 21 stati più industrializzati, lanciava l’ammonimento sul “fallimento del mercato” nelle politiche di controllo dell’inquinamento. Si evidenziava che l’assenza di precise misure regolatorie accollasse i costi dell’inquinamento e delle misure di risanamento ambientale al di fuori dell’impresa, anziché sui costi di produzione, quindi l’ambiente non veniva contabilizzato.
Nel 1972 un gruppo di ricercatori del Massachussets Institute of Technology (MIT) elaborò il rapporto “Limits to Growth”, utilizzando un primo modello computerizzato per analizzare scenari futuri. Venne dimostrato che non era possibile, e non lo è tutt’oggi, ottenere una crescita economica, materiale e quantitativa, in un mondo che presenti dei limiti biofisici ben definiti (Meadows et al., 1972, 2006). Dalla consapevolezza di questi problemi e dalla constatazione di evidenti cambiamenti globali, il premio Nobel per la chimica, Paul Crutzen, definì il brevissimo periodo geologico che stiamo attraversando, che va dalla rivoluzione industriale ad oggi, Antropocene, proprio per accentuare il ruolo dell’intervento umano nei confronti dei sistemi naturali (Crutzen 2005). I lavori scientifici che avvalorano la teoria e che ci fanno supporre che siamo ormai nell’Antropocene, sono tanti, basti citare ad esempio Steffen et al., 2004. Per chiarire il concetto di questo nuovo periodo geologico ecco alcuni dati esemplificativi:
- negli ultimi 150 anni è stato esaurito oltre il 40% delle riserve conosciute di petrolio, che si sono formate nel corso di milioni di anni;
- oltre il 50% della superficie delle terre emerse dell’intero pianeta è stata trasformata direttamente dall’azione umana con conseguenze significative per la biodiversità, i cicli dei nutrienti, la struttura e la biologia del suolo e il sistema climatico. L’attività umana, ha trasformato l’83% della superficie delle terre emerse (Sanderson et al., 2002);
- oltre alla profonda modificazione del ciclo del carbonio, dovuto all’emissione in aria di carbonio derivante dalla combustione dei carboni fossili, si sta modificando la composizione chimica dell’atmosfera a causa dell’immisione di gas, che incrementano l’effetto serra;
- i tassi di estinzioni di specie viventi stanno rapidamente aumentando negli ecosistemi terrestri e marini;
- viene utilizzata più della metà di tutte le acque dolci accessibili e disponibili, e le risorse di acque sotterranee, presenti sul nostro pianeta, si stanno rapidamente esaurendo in molte aree;
- gli ambienti costieri sono notevolmente alterati, oltre il 40% degli ecosistemi marini presenta un impatto umano classificabile da elevato a molto elevato (Halpern et al., 2008), il 50% degli ambienti di mangrovie è stato distrutto;
- circa il 22% delle zone di pesca sono sovrasfruttate e profondamente alterate e oltre il 44% sono al limite del loro sfruttamento,
- l’estrazione globale delle risorse degli ecosistemi del pianeta risulta cresciuta dai 40 miliardi di tonnellate del 1980 ai 58 miliardi di tonnellate del 2005 (si prevede che il flusso di risorse, se i livelli di consumo continueranno a crescere e se non avranno luogo interventi politici seri per far declinare questo trend, raggiungerà nel 2020 gli 80 miliardi di tonnellate).
È ormai noto che l’andamento della continua crescita materiale e quantitativa dei sistemi socio-economici, del consumo delle risorse, della trasformazione di ambienti naturali e della produzione di rifiuti che essi provocano, non è più sostenibile da parte dei sistemi naturali.
Il primo passo per conoscere lo stato di salute dell’ambiente in cui viviamo consiste nel monitoraggio ambientale delle risorse necessarie al sostentamento della popolazione. È sempre più diffuso l’utilizzo di indici e di indicatori ambientali per realizzare un controllo periodico e sistematico delle diverse componenti ambientali, per stabilire il loro stato quali-quantitativo e la loro evoluzione nel tempo. In particolare, va evidenziata la presenza di una classe di indici, tra cui l’impronta ecologica, capace di stimare quanta “natura” viene utilizzata dalle nostre economie per produrre i beni ed i servizi che consumiamo, e quanta ne abbiamo ancora a disposizione.
Lo sviluppo sostenibile è sempre più rivolto all’intero “metabolismo” dei sistemi sociali coadiuvando quelli naturali. Per modificare gli attuali modelli di sviluppo e i conseguenti pattern di produzione e consumo, rendendoli più sostenibili, è quindi necessario comprendere a fondo la dimensione biofisica dei sistemi socio-economici. La società umana è strettamente correlata all’ambiente biofisico dal quale estrae risorse naturali e dove disperde i rifiuti. Il flusso di energia e materie prime che attraversa le società costituisce il metabolismo sociale. Un prerequisito per avviare percorsi di sostenibilità è costituito dalla riduzione del flusso del metabolismo sociale.
Bruno De Angelis
Bibliografia

- Crutzen P., Benvenuti nell’Antropocene!, Mondadori, 2005.
- Meadows D. et al., I limiti dello sviluppo, Mondadori, 1972.
- Meadows D., et al., I nuovi limiti dello sviluppo, Mondadori, 2006.
- Steffen W. et al., Global Change and the earth System. A Planet Under Pressure. Springer Velag, 2004.